La vicenda di borsa di Game Stop contiene in sé un atto rivoluzionario contro la grande speculazione, agito dai piccoli investitori attraverso il mezzo più “democratico” che esista: il Web. Vale la pena ricostruire il caso e trarre gli insegnamenti.
Di Alfonso Selva
Game Stop è il nome di quei negozi dove i nostri figli adolescenti si recavano, fino a poco tempo fa, per comprare i videogames, le console di gioco (PS4 di Sony o XBOX di Microsoft) e tutti gli accessori di serie. Negli ultimi due anni, la società Game Stop Corp. è andata in difficoltà finanziaria, con un bel peso di negozi su strada mentre tutti i giochi – ed anche le console – adesso si possono ordinare online su Amazon o Mediaword e ricevere comodamente a casa.
In buona sostanza, Game Stop sta facendo un la fine di Blockbuster, la famosa (un tempo) catena di negozi di video cassette andata in crisi e poi fallita con l’avvento di internet, dello streaming e di fenomeni come Netflix o Sky.
La vicenda di Game Stop e i suoi attori si svolge all’interno dei mercati finanziari, dove esistono e prosperano i c.d. hedge fund, ossia quei fondi speculativi che studiano le società quotate in borsa e cercano di realizzare enormi guadagni speculando, appunto, sul futuro andamento dei vari titoli, comprando e/o vendendo allo scoperto e usando la c.d. leva finanziaria. Essi non si limitano a comprare le azioni di aziende che saliranno in futuro, ma cercano di realizzare profitti anche su quelle azioni quotate che prevedono in discesa. Game Stop era una di queste, e molti hedge fund e anche altri traders di borsa avevano puntato al ribasso delle sue azioni.
In che senso al ribasso? Nel senso che, data la cattiva situazione finanziaria in cui versava l’azienda, e in considerazione delle previsioni di mercato negative per il suo modello business (basato sugli ormai fallimentari negozi su strada), pensavano che sarebbe fallita di lì a poco. Così, gli hedge fund e altri operatori di borsa hanno venduto allo scoperto le azioni Game Stop sul mercato con la quasi certezza di ricomprarle ad un prezzo più basso dopo qualche settimana.
Ma che succede se, invece di scendere, le azioni salgono? Succede che si perde, e se punti al ribasso e l’azione sale, la perdita può essere teoricamente infinita. Fino ad oggi i grandi speculatori di Wall Street hanno sempre avuto la meglio, sia perché hanno a disposizione ingenti capitali, sia perché hanno analisti che studiano le società quotate; di contro, i piccoli investitori non si sono mai uniti per cercare di contrastarli, essendo frammentati in milioni di individui che non entrano quasi mai in contatto tra loro.
Quasi mai, appunto. Ebbene, anche se di solito nessuno cerca di andare contro i grandi hedge fund che scommettono al ribasso – “shortano” sulle azioni, come si suole dire – in questo caso è successo.
Infatti, dopo l’inizio della pandemia le persone hanno molto più tempo per stare davanti al computer, e moltissimi hanno iniziato a provare a fare trading in borsa, massimamente con scarsi successi. Inoltre, è diffusa la sensazione che i grandi investitori come gli hedge fund guadagnino sulle spalle dei piccoli, e questo ha portato ad un diffuso sentimento di “rivalsa popolare” e profonda riprovazione sociale verso di essi, alimentando la voglia di rivincita sociale da parte di una moltitudine di piccoli risparmiatori, che hanno trovato unità d’intenti sul social network Reddit (molto usato negli USA) e hanno iniziato a concertare l’acquisto di azioni Game Stop per farle salire di prezzo e contrastare, così la speculazione.
A ben vedere, si è trattato di un vero e proprio atto “rivoluzionario”, partito dalla base, come non se ne vedevano da decenni. Un sentimento di ribellione – trainato da qualcuno in cima, senza dubbio – che ha trovato una sintesi in due obiettivi condivisi da tutti i “rivoltosi”: guadagnare sull’azione che avevano acquistato (o recuperare la perdita realizzata per colpa della speculazione degli hedge fund), e mettere in pesante difficoltà finanziaria gli hedge fund, i quali avevano puntato sul fallimento di Game Stop.
Grazie a questa azione coordinata tra milioni di piccoli investitori, la quotazione di Game Stop è rapidamente salita da 20 dollari a 347 dollari, con un guadagno di quasi il 2.000%, determinando il quasi fallimento di uno degli hedge fund che avevano puntato sul crac dell’azione.
Esiste, però, un rovescio della medaglia. Infatti, oggi l’azione è tornata a circa 60 dollari, facendo perdere moltissimi soldi a coloro che, spinti da performance giornaliere da capogiro ed elevata eco mediatica, sono entrati poco prima dello scoppio della bolla. L’hedge fund “punito dal popolo”, dal canto suo, è stato costretto ad una ricapitalizzazione di quasi 3,5 miliardi di dollari per coprire le perdite.
Quali sono gli insegnamenti da apprendere da questa storia così avvincente?
La prima – e non così scontata come sembra – è che fare il trading online improvvisandosi pirati di borsa è piuttosto pericoloso e può portare a perdere molti soldi. La seconda, e più importante, è che nessuno è sopra le parti, anche se dispone di capitali ingenti e può perdere una scommessa che sembrava vinta in partenza.

Alfonso Selva
Sfortunatamente – ed in teoria – il fatto che milioni di persone si siano messe d’accordo su quale azione comprare per farla salire è un reato che tutte le autorità di borsa proibiscono. Infatti, i grandi fondi hanno protestato con la SEC (autorità americana che controlla la borsa) per questa azione coordinata, e nelle prossime settimane è probabile che arrivino dei provvedimenti legali contro i responsabili (i “capipopolo”) che hanno scoccato la scintilla della “rivoluzione” e l’hanno perseguita trainando le folle dei piccoli investitori. Certamente la SEC non potrà multare o arrestare milioni di persone, ma i promotori di questa azione saranno molto probabilmente perseguiti.
Ma volete mettere la soddisfazione?



Questo lavoro di squadra si è trasformato nelle “10 previsioni di Naisbitt”, e la maggior parte degli accademici e dei ricercatori di oggi concordano sul fatto che le sue profezie erano esatte, e si stanno ancora svolgendo quasi quattro decenni dopo.
Con la tecnologia Cloud Native alimentata da titani tecnologici come Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud, la potenza, l’efficienza, la sicurezza e la flessibilità fornite sono esponenziali e portano nuova speranza al bagaglio tecnologico applicato alla gestione del patrimonio. Infatti, invece di un mucchio di applicazioni autonome, tutte liberamente connesse tramite integrazioni API per trasferire i dati avanti e indietro, la tecnologia Cloud Native consente all’infrastruttura di unire perfettamente queste applicazioni e dati in un unico ambiente.
molte di queste interazioni avvengono a distanza di mesi e tra mille cautele. E se questo va bene per i clienti già acquisiti prima della pandemia, risulta difficile pensare di acquisire “a distanza sociale” nuova clientela. Per tale motivo Megan Carpenter, CEO di FiComm Partners, ha messo in atto una strategia denominata “video first”, che in questi tempi di distacco sociale risulta essere stata fondamentale per entrare in contatto con clienti effettivi ed anche potenziali.
Non è un caso che oggi assistiamo alla adozione universale di piattaforme di videoconferenza come Zoom, che ormai sta entrando nella vita quotidiana di tutte le famiglie, diventando la norma. Durante la prima ondata di pandemia, peraltro, si è calcolato che circa la metà degli investitori non aveva alcun contatto con il proprio consulente, sentito come “assente” in un momento delicatissimo. Pertanto, quei consulenti che utilizzeranno il video con regolarità, saranno molto più avanti nel trovare, convertire e coltivare le relazioni con i clienti.
formazione” in base al quale i consulenti, per prosperare, dovranno riposizionarsi come specialisti in varie nicchie, come quelle basate sui dati demografici dei clienti, le specialità di investimento, le questioni relative all’imprenditore, la pianificazione fiscale e altro, oltre a fare coaching di finanza comportamentale.
4) SERVIZI IN ABBONAMENTO – La consulenza patrimoniale sta evolvendosi nel mondo, con gli USA a fare da apripista nei servizi in abbonamento anche in questo settore, dove il modello di business basato sulla commissione AUM (Asset Under Management) sta rapidamente disaggregandosi in nuovi modelli, soprattutto per i clienti medio-piccoli. Di conseguenza, i principali consulenti americani stanno già compiendo questa mossa, e le prime esperienze della crescita e del successo di piattaforme come AdvicePay di Alan Moore forniscono una prova convincente che questa tendenza ha una certa forza.
Nuovi interventi edilizi – Milano ha retto meglio di altre città alla pandemia, questo grazie agli interventi di riqualificazione che si stanno facendo in città, in particolare abbiamo visto una buona tenuta nelle aree semiperiferiche interessate dal futuro arrivo della metropolitana. Buono anche il riscontro per le zone interessate dalla riqualificazione dell’ex scalo di Porta Romana e Scalo Farini. Fermento anche in Bovisa, dove proseguono i lavori di riqualificazione su ex aree terziarie ed industriali e per il recupero della Goccia.
Porta Romana–Crocetta – I valori sono invariati. Il segmento alto del residenziale non ha avuto, almeno per il momento, impatti legati al Covid. Il mercato è vivace soprattutto sulla prima casa, mentre sono fermi gli investitori che acquistavano per mettere a reddito, visto il rallentamento delle locazioni.
Vercelli–Lorenteggio – Incremento dell’1,9% nella macro area, che include alcuni quartieri in cui si iniziano ad avvertire i segnali positivi per l’arrivo della linea 4 della metropolitana. La presenza di prezzi più contenuti rispetto alle vicine zone di Savona e Tortona ha determinato una maggiore domanda negli ultimi anni. Della stessa macro area fa parte anche il quartiere di Solari-Foppa, che ormai da alcuni semestri registra valori in aumento, grazie ad acquisti di prima casa e ad investimenti. Ricercate le soluzioni indipendenti, difficili da trovare e che per questo motivo si vendono a qualcosa in più.
Navigli–Famagosta – Si segnala un mercato vivace, ma si è fatto sentire il rallentamento della domanda ad uso investimento che, dopo un boom degli anni scorsi, sembra essere in leggera contrazione. Stanno comprando giovani coppie e single. Il mercato appare più dinamico su via Ludovico il Moro, in cui l’offerta immobiliare include case con balconi abitabili o vivibili. In più si apprezza il futuro arrivo della metropolitana 4.
Relativamente al secondo semestre, un recente report della startup Maiora Solutions ha analizzato l’andamento dei prezzi delle case in vendita a Milano, basandosi sui prezzi degli annunci di vendita – e non su quelli effettivi di compravendita, come nel report del primo semestre di Tecnocasa – pubblicati sui principali portali immobiliari fino a settembre, osservando 35 quartieri del capoluogo. Un primo dato interessante che emerge è quello che vede alcune tipologie di immobili reggere meglio rispetto ad altre, per via dell’emergenza sanitaria della seconda ondata di Covid.
La tipologia più scambiata da chi vuole mettere a reddito rimaneva il bilocale, con il 35,0% delle preferenze, a seguire i trilocali (28,2%). Anche nel primo semestre del 2019 si registravano percentuali simili.
Per questo specifico segmento di acquirenti, buona parte degli acquisti si conclude senza l’ausilio degli istituti di credito (81,7%), e solo il 18,3% degli investitori ricorre al mutuo bancario (un anno fa era al 15,7%).
Questo fattore, unito alla probabile approvazione imminente di un vaccino, porterebbe all’eliminazione delle incertezze di mercato, con una conseguente impennata della curva dei tassi Usa. In questa situazione, il mercato azionario dovrebbe comportarsi meglio di quello obbligazionario, in particolare quello governativo. Inoltre, il mercato dei corporate potrebbe far meglio di quello governativo poiché gli spread hanno ancora margini per restringersi in modo significativo. Gli investitori chiedono ancora un premio al rischio elevato rispetto ai titoli di stato a causa dei rischi sopra descritti. La misura del premio al rischio implicito sul mercato azionario (Erp) si attesta intorno al 4,8% per il mercato statunitense. In Europa è leggermente superiore, il che rende il mercato azionario più interessante a medio termine. Il mercato europeo ha un Erp implicito più elevato a causa della percentuale più bassa di settori ad alta crescita come tecnologia, consumi durevoli e health care e una percentuale più alta di settori cosiddetti value. Quei settori non solo sono cresciuti più velocemente negli ultimi cinque anni, ma anche con minore volatilità.

Sono ammesse a partecipare all’evento le startup tecnologicamente avanzate costituite da meno di cinque anni, che abbiano ricevuto, entro il 31 marzo 2020, finanziamenti inferiori a 10 milioni di dollari; oppure persone fisiche che non hanno ancora costituito una società. Le aree di interesse sono quattro: Health Technology, Fintech, Smart City, Artificial Intelligence & Robotics.
Relativamente ai servizi di assistenza e consulenza per l’acquisizione di relazioni con investitori interessati ad investire nelle startup, Invest Hong Kong ha un ruolo fondamentale. Infatti, InvestHK è il Dipartimento del Ministero dello Sviluppo Economico del Governo di Hong Kong, che fornisce assistenza e servizi di supporto a imprese e professionisti stranieri che intendono avviare o espandere attività economiche nell’omonima regione autonoma cinese (
Dopo i primi due trimestri del 2020, oggi è possibile stimare con esattezza l’impatto del Covid sul mercato del vino, nonché fare previsioni per il resto del 2020. I produttori stanno ancora sperimentando un cambiamento nei canali di vendita, e ciò continuerà per tutto il resto dell’anno. Finora, il retail (in volume) e il canale online (in percentuale) sono i vincitori assoluti, con un miglioramento delle performance, mentre l’on-trade sta ancora cercando di riprendersi dal lungo periodo di chiusura di bar e ristoranti.
La domanda più importante (per il 2020 e probabilmente anche per il 2021) è se il canale delle aste “face to face” potrà riprendersi. Il fascino dei battitori d’asta, infatti, rimane oggi, per chi frequenta questi contesti, una perdita notevole, tanto essi sono intrisi di storia e tradizione (un po’ come il mercato azionario “alle grida” di una volta, prima che diventasse telematico). Questa mancanza, peraltro, si rifletterà certamente sulle nuove produzioni di vino pregiato, per le quali si prevede una riduzione delle produzioni di annata del 10-20% (alcune denominazioni di origine abbasseranno le rese).
Un altro pilastro degli alternative investment è quello del Rare Whisky. In termini di crescita del valore, il significativo eccesso di offerta riscontrato nel 2019 e l’indebolimento del leader di mercato, The Macallan, avevano determinato un calo del 2,67% dell’indice Knight Frank di settore nel primo semestre dello scorso anno. La seconda metà del 2019, però, era andata molto meglio, e l’Indice aveva chiuso l’anno in rialzo del 5%. L’epidemia di Coronavirus, e il conseguente crollo dei mercati azionari globali, hanno portato molti investitori e azionisti a subire ripercussioni significative con il crollo dei valori degli investimenti, portandoli a guardare altrove per proteggere la propria ricchezza.
Nei mercati secondari, la domanda sia per il whisky scozzese che per quello irlandese è aumentata di anno in anno. Per il whisky irlandese, ad esempio, la dimensione del mercato è cresciuta in media del 13% negli ultimi due decenni. Le previsioni dell’IWSR, il benchmark globale per i dati sull’alcol, mostrano che la crescita sia del whisky irlandese che di quello scozzese è destinata a continuare. Tuttavia, solo il 16% dei marchi di whisky possiede le proprie distillerie, il che significa che esse acquistano scorte di whisky maturo da stoccare nelle botti invecchiate a da imbottigliare successivamente, per soddisfare le esigenze dei collezionisti. Come risultato di questo crescente interesse, le più importanti distillerie prevedono aumenti di prezzo fino al 20% nei prossimi mesi.
Nel primo trimestre, le azioni statunitensi – mercato borsistico trainante – avevano chiuso con la peggiore performance dopo la crisi finanziaria del 2008 (con lo S&P 500in calo del 21%, il DJIA in calo del 24% e il Nasdaq in calo del 15%. Nel frattempo, l’indice di volatilità CBOE era balzato del 329%, a 53,54 (da appena 12,47 ad inizio d’anno), raggiungendo un picco di 82,69. Nelle settimane immediatamente successive, allorquando i governi del mondo hanno adottato le misure più drastiche ed espansive per sostenere l’economia, i mercati azionari hanno ripreso molto del terreno perduto, ma non è questo il punto. Infatti, nonostante ciò gli investitori in tutti i settori si dimostrano ancora ansiosi di comprendere l’impatto a breve e lungo termine sulle loro finanze e portafogli di investimento, e la volatilità – che ritorna improvvisa e “pesante” ad ogni stormir di fronde – non aiuta a conferire serenità.
Questo primo semestre ha dimostrato che i consulenti finanziari di tutto il mondo svolgono un ruolo importante nel soddisfare le esigenze squisitamente bancarie-finanziarie dei clienti, ma svolgono anche un servizio fondamentale nell’aiutare gli investitori a navigare in mercati finanziari complessi. A questo proposito, negli USA di recente è stato condotto un sondaggio-studio per valutare come le aziende comunicano con i loro consulenti finanziari e come, a loro volta, questi ultimi comunicano con i loro clienti per aiutarli a comprendere meglio le condizioni di mercato e mantenere una connettività continua durante i periodi di alta emotività e volatilità finanziaria come quello attuale, che non ha precedenti. In particolare, lo studio elaborato da SIFMA (Security Industry Financial Market Association) dimostrerebbe che le persone che sono assistite da un consulente finanziario superano in risultati e livello di informazione quelle che fanno da sole. Lo stesso studio, inoltre, spiega come gli investitori più soddisfatti sono quelli maggiormente coinvolti attraverso una varietà di metodi di comunicazione basato su un approccio “olistico”, in cui la fiducia si accresce anche attraverso la capacità di amplificare il livello di comunicazione di base con i clienti a seconda del contesto in cui ci si trova. Ebbene, durante la pandemia tutti i sistemi nazionali di prossimità finanziaria agli investitori hanno dimostrato di saper reagire nel modo giusto, aumentando il grado e la frequenza di relazione al fine di garantire il supporto dei consulenti anche nelle fasi più buie, accrescendo così anche la fiducia.
In Italia, il ruolo del consulente è stato sempre più importante della consulenza finanziaria a sé stante, perché egli ha un grado di prossimità e di conoscenza delle famiglie che pochi professionisti, in altre discipline, sono in grado di costruire in un tempo rapido. Per questi motivi, chi si è rivolto ad un consulente finanziario ha saputo affrontare le circostanze meglio di tutti gli altri, continuando ad esaminare – o a rivedere, se era il caso di farlo – i propri obiettivi e l’orizzonte temporale dei propri investimenti, mantenendo la concentrazione su ciò che conta di più, e non sulle paure irrazionali.
Il beneficio più grande, probabilmente, è quello di ricevere dal proprio consulente una collaborazione qualificata per sviluppare un piano finanziario globale della famiglia, analizzando i flussi di cassa, il bilancio personale, le proiezioni del reddito e gli obiettivi per l’istruzione dei figli e la pensione, costruendo così una “tabella di marcia” utile a guidare le decisioni finanziarie verso la direzione voluta, anche quando eventi così difficili, come il Covid-19, costringono tutti a ritornare sulla propria pianificazione.
Prendi un pò di tempo libero, rispondi liberamente alle cinque domande dell’intervista ed invia tutto all’indirizzo e-mail 
propri risparmi potrebbero perdere qualcosa per via degli effetti del Coronavirus sull’economia mondiale; ebbene, nessuno potrà negare che, a tutti costoro, si sta rispondendo più o meno allo stesso modo: “…state tranquilli, ci sarà qualche giornata negativa, ma i vostri risparmi sono al sicuro.…”.
Questo lo scenario che, al contrario delle grottesche battute sulla sicurezza dei propri risparmi (fino a qualche anno fa lo si diceva anche per le case, il cui valore “era destinato a crescere sempre”), raccomanda innanzitutto una corretta informazione agli investitori, nervi saldi e, per chi è molto liquido, l’opportunità di entrare gradualmente in un mercato “a sconto”, soprattutto quando il c.d. panic selling sarà finito.








