Alcuni elementi possono fornire una base per una prima valutazione dell’opera d’arte, anche se talvolta uno è più importante di tutti gli altri.
Esistono parametri precisi per la valutazione di un’opera d’arte? Per quanto riguarda i dipinti e le stampe, ma anche la scultura, ovvero le opere d’arte tradizionali, la risposta è sì.
Esistono alcuni riferimenti che possono fornire una base per una prima valutazione dell’opera d’arte, anche se gli elementi da considerare sono molteplici e talvolta uno è più importante di tutti gli altri. Di questi parametri di valutazione, i più importanti riguardano la tecnica, il formato, il periodo di realizzazione, la storia o la letteratura critica dell’opera, ma anche l’argomento, la composizione e la rarità (ovvero la difficoltà a trovarla sul mercato).
Analizziamoli in un modo più specifico, con riferimento ai dipinti, alla grafica e alla scultura.
Per quanto riguarda la Tecnica (1), a parità di condizioni, considerando le opere dello stesso artista, un dipinto ad olio su tela ha il più alto valore commerciale, quindi segue la tempera, l’acquerello, i pastelli e i disegni. Una tempera è valutata solitamente a meno della metà di un olio con caratteristiche simili, un acquerello a un quarto e un disegno a meno di un decimo.

Francis Bacon
Relativamente al Formato (2), più aumenta la dimensione dell’immagine, più aumenta il valore dell’opera. Ovviamente, anche una piccola immagine può avere un grande valore. Francis Bacon, ad esempio, è famoso per essersi legato alla Marlborough Gallery dal 1958 al 1992 (l’anno della sua morte), firmando un contratto (non molto conveniente dal punto di vista economico) che gli attribuiva 165 sterline per una tela di 60×50 cm e 420 sterline per una tela di 195×130, con un tetto massimo di 3500 sterline all’anno (quasi 10.000 dollari all’epoca), tutto questo per i primi dieci anni.
Relativamente agli standard, le dimensioni internazionali vanno da una dimensione minima di 22×14 a un massimo di 195×130; alla sommatoria di queste misure va moltiplicato un coefficiente, variabile da 1 a 120, che sintetizza il valore sul mercato dell’autore e la crescita della sua reputazione artistica all’interno del mondo dei collezionisti e delle gallerie. A titolo di esempio, un quadro che misura 195×30 di un artista valutato universalmente con coefficiente 12, vale 3.900,00 euro (e cioè [(195 + 130)*12]).

Giacomo Balla, “La Guerra” (1916)
Il Periodo (3) in cui viene eseguita un’opera d’arte può modificarne il valore. Per alcuni artisti, il periodo di massima ispirazione, il più innovativo, sono gli anni della giovinezza, per altri, sono gli anni della maturità, per pochissimi semplicemente non esiste, perché tutta la loro produzione viene presa in considerazione. I dipinti più pagati di Giacomo Balla, per esempio, sono quelli tra il 1910 e la fine della prima guerra mondiale, mentre le tele dipinte tra il 1920 e il 1930 risentono dell’esaurimento della carica innovativa del Futurismo, e valgono di meno.
Per quanto riguarda la Storia Critica dell’opera (4), un dipinto che è stato esposto in un museo importante e che è pubblicato in un catalogo, ha un valore più elevato rispetto ad un’opera esposta in piazze poco importanti. Se il saggio che accompagna il catalogo è stato scritto da un critico di fama internazionale, l’opera acquista ancora più valore. Anche la riproduzione autorizzata di un’opera d’arte è garanzia di autenticità, in quanto significa che qualcuno se ne è assunto la piena responsabilità.
Un fattore che influenza le quotazioni di mercato è la Rarità dell’opera d’arte (5), ovvero quante delle sue opere sono disponibili sul mercato. Una produzione troppo elevata, infatti, danneggia sicuramente le quotazioni, e le opere più difficili da trovare sul mercato sono anche le più desiderate da collezionisti e musei.
Anche (6) il Tema della composizione può cambiare la valutazione di un’opera. Ad esempio, i tagli di Fontana su uno sfondo bianco o rosso sono preferiti a quelli su uno sfondo nero.
L’Origine (7) è un altro aspetto importante nella formulazione del prezzo di un’opera. Ritornando a Bacon, la natura antieconomica del suo accordo con la Marlborough Gallery aveva portato l’artista a vendere opere privatamente, senza l’intermediazione della sua galleria. Successe anche per il trittico Tre studi per un autoritratto, nel 1980, chi acquistò l’opera era certo di poter ricavare, in futuro, un grosso guadagno. Sfortunatamente, quel trittico non era mai stato esposto in una grande mostra, né apparteneva a un famoso collezionista, e quando fu messo all’asta da Sotheby’s nel 2007 non stabilì il record di vendita previsto, perché l’opera, sebbene importante, non proveniva da una prestigiosa collezione e non era mai stata esposta in un museo importante.
La presenza di un certificato di archiviazione autentico o affidabile (8) è una delle cose più importanti sull’attribuzione del valore a un’opera d’arte, così come la pubblicazione sul catalogo generale (9). Infatti, la presenza del dipinto all’interno di una collezione ufficiale dell’artista è molto importante. I clienti apprezzano i dipinti inclusi nel catalogo generale dell’artista.
Esistono altri fattori da considerare al momento della decisione di acquisto, su cui riflettere molto, che dipendono da circostanze che possono anche non avere alcun collegamento squisitamente artistico con l’opera d’arte, bensì con lo stile di vita del suo autore. Ad esempio, è sempre bene chiedersi se l’opera d’arte proviene o meno da un artista storico, ma anche se il prezzo possa essere influenzato dal suo stato di salute e/o dalle persone di cui si circonda (ossia, se si tratta di professionisti affidabili o, come spesso accade, di soggetti senza troppi scrupoli, desiderosi soltanto di sfruttare l’immagine dell’artista per mezzo di iniziative discutibili).

Se hai trovato utile questo articolo, forse potrebbe interessarti sapere come tutelare il tuo patrimonio artistico dagli attacchi esterni
Scarica l’e-book “La Protezione del Patrimonio Familiare dai possibili atti di aggressione dei terzi“, edito da PATRIMONI&FINANZA.
Non costa assolutamente nulla, è sufficiente registrarsi.
Buona lettura !




Negli ultimi anni, questi modelli di auto sono tornati ad aumentare il loro prezzo in maniera considerevole (8% l’anno sia nel 2017 che nel 2018), e alcune auto selezionate hanno registrato grandi quantità di vendite in molte aste. Per esempio, una Hly Barracuda di Plymouth (c.d. Hemi Cuda) è stata venduta per 3,5 milioni di dollari e un’ulteriore Cuda è stata venduta per 2,5 milioni di dollari in un’asta della West Coast, mentre una decappottabile Chevrolet Corvette L88 Race Car del 1969 viene battuta in asta tra 1 milione e 1,5 milioni di USD.
Infatti, se si ha l’intenzione di conservare il vino per alcuni anni, è indispensabile assicurarsi di farlo in condizioni ottimali. Ad esempio, una stanza troppo calda accelera il tempo necessario alla maturazione del vino, mentre una eccessivamente fredda causerà la produzione di scaglie di cristallo nel vino, rovinandolo. Pertanto, il posto migliore per conservare il vino è nel seminterrato, o in un armadio buio, ma per un investitore serio che ha spazio sufficiente è meglio acquistare un dispositivo di raffreddamento del vino, in relazione al quale sarà necessario effettuare delle valutazioni energetiche per comprendere l’entità della spesa di elettricità e preventivare con maggior precisione quanto costerà l’investimento complessivo.
per alimentare il prestigio attorno ad esso. Un ruolo fondamentale nelle compravendite di vino lo ricoprono le case d’aste, che intermediano gli scambi fisicamente (asta pubblica) o virtualmente (aste online) lucrando una commissione.
alcune annate si sono avvicinate ai 200.000 per bottiglia. Il Château Mouton Rothschild è un altro vino che proviene dalla regione francese di Bordeaux; una bottiglia del 1945 fu venduta per 114.614 USD alla fine degli anni Novanta.
Questo prodotto, oltre a non non comportare i tipici costi di transazione o le imposte sulle plusvalenze che si verificano in occasione di una vendita, ha il pregio di permettere al collezionista di continuare a possedere l’opera pur realizzando la liquidità necessaria per ulteriori investimenti. Inoltre, questa operazione protegge il proprietario dalla fisiologica perdita della riservatezza che la vendita attraverso una casa d’asta potrebbe causargli, insieme ad un corollario di domande sulle sue condizioni finanziarie o su nuovi e imminenti acquisti.

Tutt’altre caratteristiche deve avere, invece, la “scheda” informativa da destinare alla domanda dei residenti che già abitano, al momento della ricerca, nei semi centri cittadini o nelle zone più centrali. Nel loro caso, l’esigenza di abitarci dentro è pari all’interesse all’investimento, per cui le variabili da utilizzare sono:
Qualunque sia la tendenza del mercato, l’acquisto di un auto d’epoca deve sempre essere attuato rispettando alcune regole. David Gooding, patron della grande asta di Pebble Beach (California), ha raccolto delle vere e proprie “pillole di saggezza” in una speciale classifica. Secondo Gooding, se si decide di investire in auto d’epoca (a prescindere dalla fascia di prezzo), è bene:
Dalla ricerca, condotta su un campione di circa 4.000 millennials, emerge che, avendo a disposizione un capitale importante, l’84,48% degli intervistati acquisterebbe una casa, mentre la restante parte sceglierebbe l’affitto per via dell’incertezza economica e per preservare liquidità sul conto. Pertanto, sembrerebbe che la casa venga considerata, anche dai millennials, come il miglior investimento, dal momento che quello in valori mobiliari di lungo periodo viene scartato in partenza (solo il 17% di loro investirebbe in azioni). Tuttavia, il 30,15% ritiene che il mercato immobiliare sia interessante ma insicuro, e solo il 28,56% lo considera un mercato solido che dà maggiori certezze. Il risultato è che il 21,33% dei giovani intervistati, non disponendo di somme adeguate, è costretto ad aspettare molti anni prima di formare un capitale idoneo ad un anticipo.
In definitiva, serve riqualificare le politiche di marketing relative all’offerta di immobili, segmentandola sempre di più a fronte delle nuove tipologie di acquirenti. Le reti di intermediazione lo stanno già facendo, ma anche i privati dovrebbero muoversi in tal senso, per esempio investendo un pò di liquidità nella ristrutturazione degli appartamenti di grande quadratura (le città italiane ne sono piene) per realizzare unità abitative più piccole, meglio vendibili o da mettere a reddito più facilmente.
– Da 6.000 a 8.000 euro – Porsche Boxster 986 – Lanciato nel 1996, il Boxster originale sta diventando un classico moderno a sé stante. Si trova anche a circa 6.000 euro con un chilometraggio alto, ma un buon intervento nella meccanica e nella carrozzeria potrebbe ripagare subito l’investimento con un aumento di valore, ma dato che gli esemplari in circolazione sono diverse migliaia, non c’è da aspettarsi lo stesso apprezzamento ottenibile acquistandone una con chilometraggio basso, che invece garantisce una buona tenuta del prezzo nel tempo e una maggiore “liquidità” nel mercato, ossia la possibilità di realizzare rapidamente il passaggio di mano da un proprietario all’altro.
– Da 8.000 a 12.000 euro – Fiat 500 (originale) – Fino a tre anni fa, per una Fiat 500 leggermente sporca e mal tenuta chiunque avrebbe chiesto anche 6.000 euro; oggi la stessa auto ne varrebbe 8.000. A detta degli appassionati (soprattutto inglesi e americani, che ne vanno letteralmente matti), la Fiat 500 trasuda fascino e stile retro come poche altre, e come tutte le vecchie auto italiane la ruggine è il suo principale nemico; pertanto, è bene cercarne una che richieda un intervento minimo, perchè se ne trovano parecchie per le quali il solo costo di rimozione della ruggine richiede somme finanziariamente non convenienti. I modelli di Fiat 500 in ottime condizioni vengono venduti anche a 11-12.000 euro, e quelli eccezionali arrivano fino a 20.000.
– Da 12.000 a 15.000 euro – Jaguar XJS – L’XJS è uno dei modelli Jaguar dall’aspetto più classico, mescolando sportività con stile. I modelli più ricercati risalgono agli inizi degli anni Novanta, soprattutto quelli che incorporano parti del corpo in acciaio zincato. In un intervallo di prezzo compreso tra 12.000 e 15.000 euro, oggi ci si può aspettare di poter acquistare una coupé successiva al 1991, a condizione di controllare accuratamente il motore e, soprattutto, le condizioni del condensatore dell’aria condizionata, delle pale della ventola di raffreddamento e del radiatore (oltre alla ruggine, molto presente nei punti di sollevamento e nei sotto-telai della carrozzeria).









