Luglio 30, 2026
Home Archive by category In primo piano (Page 74)

In primo piano

L’Europa dei consulenti finanziari. In Irlanda gli indipendenti contano più dei “consulenti collegati”

In Irlanda esistono diversi tipi di consulenti finanziari, che offrono una gamma di servizi di pianificazione e prodotti, spesso in combinazione tra loro, ed il cliente è abituato a pretendere grande trasparenza sulle strutture tariffarie e sui singoli costi.

L’Irlanda, da quando i suoi governi hanno adottato la politica della bassa tassazione alle imprese e , soprattutto, a quelle operanti nell’industria del risparmio gestito, è diventata celebre non solo per le pinte di birra Guinness o per le verdi scogliere a picco sul mare. Con la Brexit, poi, quasi tutti gli istituti di credito operanti maggiormente in Europa hanno trasferito la propria sede da Londra a Dublino, seguendo le centinaia di società di gestione del risparmio – anche italiane – che negli ultimi quindici anni, grazie al notevole risparmio fiscale, avevano già localizzato in Irlanda la sede legale di numerosissimi fondi. Un sistema del genere, a ben vedere, avrebbe potuto distruggere gli equilibri sui quali la consulenza finanziaria di modello anglosassone si poggia da decenni, ed effettivamente qualche effetto lo sta avendo; ma la struttura portante del settore è rimasta saldamente in mano agli advisor indipendenti, in un rapporto di forze che li vede prevalere, nelle abitudini di investimento degli irlandesi, sui c.d. “agenti/consulenti collegati”, i quali guadagnano esclusivamente in base alle provvigioni retrocesse dai distributori di strumenti finanziari.

Come in Inghilterra, infatti, anche in Irlanda i risparmiatori si rivolgono prima ad un consulente indipendente, dal quale ricevere consulenza in materia di pianificazione finanziaria e asset allocation, e poi ad un “tied agent” – o agente collegato, abbastanza simile ai consulenti finanziari non autonomi operanti massimamente in Italia – presso il quale eseguire le indicazioni del financial planner. Anzi, le due figure professionali sono spesso riunite all’interno dello stesso studio associato, poiché i primi, ossia i consulenti indipendenti (financial planner), non potendo collocare direttamente prodotti finanziari, sono i più prolifici collettori di clientela “indiretta” per i consulenti “collegati” che distribuiscono i prodotti utili a realizzare l’asset allocation del cliente.

Sembrerebbe un sistema simile a quello italiano, che vede due figure professionali differenti, ma i rispettivi rapporti di forza sono capovolti; inoltre, rispetto al modello anglosassone puro, quello irlandese consente, sulla base di una trasparenza maniacale da opporre agli investitori in relazione a costi e funzioni, una “mescolanza” che in Italia è oggi impensabile e fa sì che i circa 400 consulenti indipendenti italiani non abbiano alcun punto di contatto con l’”armata” dei 33.000 consulenti non autonomi iscritti e attivi. Infatti, pur prevedendo l’esistenza di due sole tipologie di consulenti (indipendenti e “collegati”), in Irlanda di fatto se ne aggiunge una terza, quella dei financial planner che ricevono in assoluta trasparenza sia le commissioni dirette da parte della clientela (tariffa oraria per consulenze occasionali, continuativa annuale per rapporti durevoli), sia una parte delle provvigioni stornate dai tied agent.

Questa commistione, come dicevamo, sarebbe impensabile oggi in Italia e, se non fosse per la trasparenza imposta dalla Banca Centrale d’Irlanda (che disciplina il Registro dei consulenti), difficilmente tale sistema sarebbe attuabile anche nella patria della birra Guinness e degli U2. E allora, cosa ha permesso una tale “mescolanza” di interessi potenzialmente in conflitto? Certamente l’imprinting dato alla consulenza finanziaria dal modello anglosassone, che nei decenni passati ha privilegiato nell’opinione comune il ruolo del consulente indipendente, il quale ha sempre avuto il controllo esecutivo delle operazioni di investimento suggerite ai clienti, da eseguire presso gli istituti di credito che distribuivano gli strumenti finanziari selezionati. In pratica, in Inghilterra e Irlanda è nata prima la consulenza indipendente, e poi la “consulenza di prodotto” e la categoria dei consulenti non autonomi, i quali lavorano molto di più con i servizi previdenziali (retirement plan o pianificazione pensionistica) che con il risparmio gestito.

Ciò ha permesso una sorta di “supremazia professionale” dei primi sui secondi, nonché un rapporto di strettissima collaborazione tra le due categorie, che sembra funzionare grazie all’abitudine degli irlandesi di chiedere, prima ancora di parlare di obiettivi e orizzonte temporale, la struttura tariffaria del consulente che hanno di fronte, quali sono le fonti del suo guadagno – le eventuali provvigioni ricevute dai tied agent devono essere obbligatoriamente esplicitate, a pena di sospensione e/o radiazione dal registro – e la sua qualifica specifica. Infatti, in Irlanda esistono diverse qualifiche dei consulenti finanziari, definiti dalla Commissione per la protezione della concorrenza e dei consumatori (CCPC, poi trasformata in FCCPC)) come segue:
consulenti multi-agent (tied agent o consulenti “limitati”), che vendono prodotti finanziari dei fornitori a cui sono “collegati“, e non possono offrire prodotti finanziari di altri fornitori;
consulenti “certificati” (certified financial planner), che forniscono pianificazione finanziaria personalizzata e consulenza anche su tutti i prodotti finanziari presenti in tutto il mercato (chiamati anche consulenti di analisi indipendente).
consulenti collegati con “status misto”, che forniscono consulenza su un numero di prodotti e di fornitori che varia a seconda del ramo di applicazione, per cui un consulente di questo tipo può offrire la propria consulenza su un elevato numero di prodotti di altrettanti fornitori di servizi finanziari, ma si può legare in esclusiva ad un’unica compagnia di assicurazioni, non appartenente a nessun distributore di strumenti finanziari, in relazione alla consulenza e vendita di assicurazioni, per esempio, sulla casa o sulla responsabilità civile/professionale.

Il capovolgimento dei ruoli rispetto al sistema italiano si percepisce anche in merito alla relazione con il risparmiatore: il cliente, generalmente, “appartiene” al certified financial planner, mentre il tied agent è quasi sempre un semplice fornitore di strumenti finanziari, e trova molto più conveniente legarsi ad un certo numero di consulenti indipendenti per lavorare senza la necessità impellente di reperire clientela da solo. Per questo motivo, la stragrande maggioranza delle relazioni tra i pianificatori finanziari ei loro clienti è continuativa, e quella con i tied agent irrilevante, ad eccezione dei piccoli risparmiatori che, non essendo disponibili a pagare la parcella di un financial planner, costruiscono inizialmente una relazione professionale con il tied agent. Infatti, le tariffe di un indipendente possono variare da 150 a 350 euro l’ora, oppure sono calcolate in quota fissa a seconda del patrimonio e dell’attività richiesta (difficilmente si va al di sotto dei 750 euro anche per una consulenza occasionale).

In ogni caso, qualunque consulente irlandese – ed in special modo quelli indipendenti – deve esplicitare al cliente la natura e l’entità dei pagamenti che riceve, anche indirettamente, come “condizione di procedibilità” per l’erogazione del servizio. Pertanto, i financial planner sono obbligati formalmente a comunicare al potenziale cliente se ricevono anche commissioni dal fornitore (tied agent) presso il quale il risparmiatore viene inviato, diversamente quest’ultimo sceglierà in autonomia un “consulente collegato” che venderà materialmente i prodotti consigliati.

Tutti i dettagli economici vengono forniti al cliente attraverso un documento contenente le informazioni sugli addebiti previsti, sia per la consulenza di pianificazione sia in relazione ai prodotti finanziari che verranno sottoscritti dall’investitore.

Mercato immobiliare Milano, prezzi in aumento e domanda vivace

Secondo le analisi di Tecnocasa, Milano continua il suo trend immobiliare positivo, e la città non conosce riduzioni dei prezzi dal secondo semestre del 2016. Nel 2021 i valori della capitale lombarda in crescita del 2,0%.

Di Fabiana Megliola*

A Milano le zone centrali sono sostanzialmente stabili, mentre sono evidenti i segnali di recupero nelle zone più periferiche. Tra le motivazioni la ricerca di spazi esterni e più ampi a prezzi più accessibili, anche se nella capitale lombarda il trend era in atto prima del lockdown visto i prezzi meno accessibili delle zone centrali e semicentrali.

Milano è anche la città più veloce come tempi di vendita: 62 giorni. In Centro i valori delle abitazioni segnalano una sostanziale stabilità (-0,2%) con una tenuta sugli immobili di pregio e un importante ritorno degli investitori nella zona di Porta Romana dopo il rallentamento che si era registrato nel 2020. L’unico quartiere con una leggera correzione dei valori verso il basso è quello di porta Genova dove sono proprio gli investitori ad aver rallentato e c’è distanza tra le richieste dei proprietari e la disponibilità di spesa dei potenziali acquirenti, soprattutto sulle tipologie usate. Tengono le zone di pregio.

Città Studi-Indipendenza (+3,3%) e Fiera-San Siro (+3,0%) sono le macro-aree cittadine che hanno registrato aumenti di prezzo superiori alla media. Nella prima si sono distinti i quartieri di Città- Studi, di Crescenzago e quella intorno a piazza Udine. In queste ultime aree cittadine ha influito la possibilità di acquistare a prezzi contenuti tagli più grandi e quindi di realizzare acquisti migliorativi. In più in zona Crescenzago da alcuni anni sono sorte delle nuove costruzioni che hanno reso dinamico il mercato. Il quartiere ha attirato anche giovani che apprezzano la vicinanza a Nolo e c’è attesa per il prolungamento della metrotramvia che da Bicocca passerà dal Quartiere Adirano fino a Cascina Gobba. Anche in Piazza Udine sono stati i prezzi più contenuti e la possibilità di acquistare case più ampie a fare la differenza. La vicinanza del Parco Lambro e della metropolitana sono elementi che rendono attrattiva la zona.

Nella macroarea di Fiera-San Siro, bene l’area di San Siro in spolvero già da tempo con l’arrivo della metropolitana lilla e ora con le aspettative della riqualificazione dell’area. City Life pur ormai completato nella sua parte principale fa sentire i suoi effetti nelle zone ad essa adiacente i cui prezzi immobiliari crescono ancora. Nell’area di Vercelli-Lorenteggio (+2,4%) c’è un buon risultato grazie all’aumento dei prezzi di Inganni e Forze Armate, zone periferiche che hanno visto molti acquisti migliorativi a prezzi più accessibili. Anche in questi casi la presenza di fermate della metropolitana e di condomini con aree verdi ha influito sulle scelte di acquisto. Non lontano dalla fermata Bisceglie sono in corso diversi interventi di nuova costruzione. Bene anche il quartiere di Baggio. In questa macroarea hanno tenuto i quartieri che si sviluppano lungo le future fermate della linea metropolitana blu. 

Nella macroarea di Bovisa-Sempione (+1,7%) gli interventi per la riqualificazione dello Scalo Farini stanno consentendo una tenuta dei valori nell’omonimo quartiere e un buon impatto a livelli di prezzi sui quartieri di Maciachini e Bovisa all’attenzione degli investitori che puntano sul recupero dell’area. La presenza dell’Università è un altro motivo di interesse. Tiene Piazza Firenze-Sempione- Fiera, bene Affori. Vale la pena segnalare anche il buon risultato della zona Sarca-Testi-Bicocca, nella macroarea Stazione Centrale-Gioia-Fulvio Testi (+1,9%) dove stanno comprando giovani ed investitori vista la presenza dell’Università e, non lontano, anche dell’Ospedale di Niguarda. Tengono i valori anche in quest’ultimo quartiere.  

Meritano un accenno i quartieri di Forlanini-Bonfadini Ungheria e Ponte Lambro nella macroarea di Lodi-Corsica (+1,8%) dove si fanno sentire gli effetti dell’arrivo della metropolitana blu, la vicinanza di Santa Giulia dove si stanno ultimando importanti interventi in vista delle Olimpiadi Invernali, tra cui il “Pala Italia” ed è stato approvato un importante intervento di riqualificazione che porterà alla nascita di residenziale, retail urbano e un parco di 330 mila mq. I prezzi più contenuti stanno spingendo all’acquisto investitori e chi ha budget contenuti.

La macroarea di Navigli-Famagosta (+1,4%) vede buoni risultati nei quartieri di Barona-Santa Rita, di Bocconi e, nella parte più esterna, di viale Tibaldi. Barona-Santa Rita attira coloro che non riescono ad accedere al mercato dei Navigli, residenti del quartiere alla ricerca di tagli più grandi e residenti nei quartieri limitrofi in cerca di nuove costruzioni. Vanno avanti i lavori nell’ex area Giulio Richard e nell’ex sede della Nestlè. In zona Tibaldi-Cermenate i prezzi più contenuti hanno reso dinamiche le transazioni.  

*Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa

Osservatorio Grant Thornton e Università di Pisa: crescono le Pmi innovative italiane nel triennio

Aumentate del 67% le iscrizioni di PMI innovative al Registro del MISE nel periodo 2019-2021, ma in lieve calo le nuove imprese. Crescita media del fatturato a +27% nel 2020. I due terzi delle PMI si qualificano come micro-imprese. Milano in testa.

Prosegue nel triennio 2019-2021 la crescita delle PMI innovative italiane che, nonostante gli impatti della pandemia sul tessuto economico e imprenditoriale, registrano un incremento del +67% su base triennale (1.226 PMI innovative al 30 settembre 2019 vs 2.058 al 30 settembre 2021). Nell’ultimo anno si evidenzia però un leggero calo delle nuove imprese iscritte al Registro del Mise, con 525 nuove imprese tra ottobre 2020 e settembre 2021, contro le 567 nello stesso periodo dell’anno precedente. Anche quest’anno, quindi, appare evidente come il numero di nuove iscritte della categoria sia contenuto rispetto al bacino potenziale e le misure del legislatore, in particolare gli interventi di sostegno introdotti nel Decreto Rilancio in risposta all’emergenza pandemica, risultino ancora non sufficientemente comprese e sfruttate per sostenere la crescita del comparto.

Questo il quadro delineato dal Report 2021 dell’Osservatorio Open Innovative PMI, realizzato da Grant Thornton – network internazionale nella consulenza in area audit, tax e advisory – in collaborazione con l’Università di Pisa, che è stato presentato in occasione della cerimonia di premiazione di “Open Innovative PMI”, primo riconoscimento nazionale targato Grant Thornton dedicato esclusivamente alle PMI innovative italiane. 

Alessandro Dragonetti (nella foto), Head of Tax di Grant Thornton ha commentato: “La tenuta delle performance di crescita delle PMI innovative italiane evidenziata negli ultimi tre anni, conferma la vivacità e la solidità di un comparto dinamico, caratterizzato da un’elevata capacità di resilienza e adattamento messa in risalto dal contesto di emergenza pandemica. Tuttavia, l’Osservatorio rivela ancora una volta un numero di nuove iscritte della categoria piuttosto contenuto rispetto al bacino potenziale, segnalando nell’ultimo anno una (seppur lieve) diminuzione di nuove iscrizioni al registro delle PMI innovative. La causa della limitata crescita delle imprese iscritte nel comparto è ascrivibile sia ad una cornice legislativa non sufficientemente incentivante per il settore, su cui è necessario intervenire con misure con un orizzonte di lungo termine, nonché alla insufficiente conoscenza, da parte degli stakeholders e dei consulenti, della disciplina speciale prevista a favore delle stesse”.

Andando nel dettaglio, i risultati registrati dall’Osservatorio di Grant Thornton e Università di Pisa mostrano una crescita della dimensione media delle PMI innovative e come la maggior parte di queste, circa due terzi, siano di dimensioni ascrivibili alla categoria delle micro-imprese, con un fatturato al di sotto della soglia dei due milioni di euro. Circa un quarto delle nuove PMI innovative osservate è rappresentato da piccole imprese (fatturato compreso tra i 2 e i 10 milioni di euro), mentre restano al di sotto del 10% le aziende qualificabili come medie imprese (fatturato superiore a 10 milioni e inferiore a 50), ma comunque in crescita rispetto al periodo di osservazione precedente.

L’anzianità media, tra le nuove iscritte, è di poco inferiore ai 9 anni, evidenziando una leggero calo rispetto ai precedenti report. Il dato si mostra pienamente coerente con i requisiti di ammissibilità per l’accesso agli incentivi fiscali per gli investimenti in Startup e PMI innovative disposti dal legislatore con il Decreto 7 maggio 2019. Tale provvedimento prevede, infatti, che risultano ammissibili quelle PMI innovative che operano sul mercato da meno di 7 anni oppure che, superato tale limite temporale, dimostrino di trovarsi ancora in fase di espansione o nelle fasi iniziali di crescita. A livello territoriale, su base regionale, la Lombardia, con 161 unità (oltre il 30% del totale), presenta il maggiore numero di società iscritte nel Registro nell’ultimo anno. Seguono il Lazio con 88 imprese, l’Emilia-Romagna con 41, il Veneto con 39, la Toscana con 33, il Piemonte con 30 e la Campania con 28, mentre tutte le altre regioni si attestano su valori decisamente più bassi.

A livello provinciale, invece, il maggior numero di nuove PMI Innovative è a Milano, con 112 società iscritte nell’ultimo anno (-8% rispetto alla scorsa rilevazione), seguita da Roma con 82 società iscritte (+41%) e a seguire Torino con 27 (+59%). Invece, per quanto riguarda le caratteristiche demografiche delle PMI innovative, il Registro del MISE mette in evidenza un basso tasso di prevalenza femminile nella compagine proprietaria (7,05%), in diminuzione rispetto al precedente periodo di osservazione, e di quella giovanile (7,05%) che contrariamente mostra una crescita del +0,5% rispetto al 2020. La proprietà straniera appare quasi del tutto assente con una quota inferiore al 2%.

Particolarmente interessante, con uno sguardo rivolto sempre agli elementi demografici, è la percentuale crescente di nuove PMI innovative che possiedono brevetti o software in portafoglio, pari a circa il 65% delle imprese analizzate. Si mostra in controtendenza rispetto a tale andamento, il rallentamento del livello di frequenza con cui le imprese investono in attività di ricerca e sviluppo.

Osservando le performance delle “nuove iscritte” nei settori di attività, i gruppi più numerosi  sono quelli attivi nei servizi, il settore maggiormente rappresentato con PMI operanti soprattutto nella produzione di software, consulenza informatica, attività di R&S in campo scientifico, consulenza, commercio, elettronica e fabbricazione di prodotti chimici. Tali segmenti, più “vivaci” che nel 2021, rappresentano complessivamente circa il 75% delle PMI innovative, rientrano tra quelli che erano stati identificati come capaci di rispondere al meglio alla crisi innescata dall’emergenza sanitaria da COVID-19, anche sulla base delle ipotesi formulate dal Cerved Industry Forecast del maggio 2020.

La seconda parte del Report, dedicata all’analisi dei dati economico-finanziari delle PMI innovative, evidenzia una elevata variabilità nei livelli di fatturato correlata alla dimensione delle imprese. Dall’analisi infatti emerge che, operando un confronto tra i dati dell’esercizio 2019 e quelli del 2020,  le imprese di dimensioni minori hanno subito perdite di fatturato più consistenti rispetto a quelle di dimensioni maggiori. In particolare, le PMI con volumi di fatturato fino a un milione di euro hanno registrato un decremento medio di circa il 36%, mentre quelle con volumi di fatturato superiori ai 5 milioni di euro hanno riscontrato una variazione media positiva pari a circa il 21,71%.

Crescita asiatica più veloce di Usa e Europa anche nel 2022

Secondo Marcel Zimmermann di Lemanik, le valutazioni più basse in tutta la regione asiatica offrono buone prospettive di crescita a lungo termine. New economy, materiali di base e industria dell’export i settori più interessanti in Cina.

“L’Asia dovrebbe crescere più velocemente degli Stati Uniti e dell’Europa anche nel 2022. Le valutazioni sono più basse in tutta la regione e questo crediamo possa offrire buone prospettive di crescita a lungo termine”. È la view di Marcel Zimmermann, asset manager di Lemanik.

Il quadro economico asiatico ha avuto un leggero indebolimento durante il mese di ottobre, in particolare in Cina e Giappone. Il Pil cinese del terzo trimestre 2021 è aumentato del 4,9%, in calo rispetto al 7,9% del secondo trimestre. Il settore dei servizi e delle esportazioni continuano a essere positivi, con le esportazioni di settembre in aumento del 28,1% su base annua e l’indice PMI Caixin Service che rimbalza a settembre a 53,4 da 46,7.

La regione continua a soffrire della carenza di semiconduttori e di colli di bottiglia logistici in settori chiave come l’elettronica di consumo e la produzione di automobili e l’industria dell’export di Giappone e Corea del Sud è chiaramente esposta a questi rischi. Le esportazioni dall’Asean continuano a vedere una crescita a due cifre. La crisi di liquidità che coinvolge il secondo sviluppatore immobiliare cinese, Evergrande, continua a trascinare giù anche altre società del settore: Modern Land China, Sinic Holdings e Fantasia hanno mancato i loro rimborsi. Secondo la China Real Estate Information Corp, inoltre, le vendite di case da parte dei principali costruttori in ottobre sono scese del 32% su base annua. L’incertezza tra gli investitori può essere vista anche sull’indice Hang Seng China Enterprise, che è sceso di nuovo verso il suo minimo del 2020. Lo yen si è indebolito durante ottobre contro la maggior parte delle valute.

“Ci aspettiamo che la Federal Reserve tagli presto il sostegno straordinario all’economia, il che dovrebbe portare a un aumento dei rendimenti a lungo termine”, spiega Zimmermannn (nella foto). “Per quanto riguarda le nostre posizioni di investimento, rimaniamo coperti sullo yen e sul dollaro di Hong Kong. Abbiamo aumentato leggermente la nostra esposizione in Indonesia, aumentando così ulteriormente il sovrappeso nell’Asean. Gli investimenti in Cina sono orientati verso la new economy, i materiali di base e l’industria dell’export ma la ponderazione assoluta rimane inferiore al benchmark. Il Giappone rimane molto attraente in termini di approccio di valutazione e i rischi d’inflazione sono limitati al segmento aziendale, poiché i loro bilanci hanno una leva molto bassa”.

E’ il momento di investire in Italia? Nicodemo: focus su banche, assicurazioni, energia e tecnologia

Secondo Gianrito Nicodemo di Zest, a livello geografico il focus è sul Mediterraneo, in particolare Italia, ma anche Francia e Spagna. Tra i titoli equity interessanti anche quelli di banche, assicurazioni ed energia.

“Nel medio periodo preferiamo l’investimento in equity, con un focus su banche e assicurazioni, energia, costruzioni e tecnologia. In termini geografici, l’area in cui siamo più esposti al momento è quella europea e in particolar modo in Italia, in secondo luogo Francia e Spagna”. È la posizione di Gianrito Nicodemo, Fund Manager di Zest SA.

Le motivazioni che ci spingono a guardare all’investimento soprattutto in Italia con assoluto interesse da qualche tempo sono molteplici. Il primo è senza dubbio il piano di rilancio Europeo Next Generation Eu. L’Italia è oggetto di fondi per complessivi 209 miliardi di euro tra sovvenzioni e prestiti agevolati, una cifra davvero importante se rapportata al Gdp nazionale. Fondi che intervengono soprattutto, ma non solo, su infrastrutture, energie rinnovabili, digitalizzazione. Elementi a nostro avviso fondamentali per il Paese nell’ottica di incremento della competitività, della sostenibilità e della produttività, nel processo di rilancio e convergenza economica verso le aree più ricche dell’Unione. Turismo e cultura sono altri due importanti obiettivi del piano. Grazie al Next Generation Eu, se governo e amministrazioni, attraverso un processo di riforme, sapranno cogliere al meglio l’occasione, per la prima volta dopo 20 anni si avrà un importante incremento della spesa pubblica nel paese, elemento di rottura, dopo tanta austerità, di non poco conto ai fini di una crescita sostenibile e duratura.

Il secondo è quanto il tessuto economico del Paese sia cambiato dal 2008 in avanti. Sia le società che il sistema creditizio sono profondamente migliorati. I managers di molte aziende, anche di società pubbliche, hanno condotto importanti processi di ristrutturazione ed efficientamento per far fronte a un lungo periodo di crisi e mancanza di competitività del sistema paese, processi che oggi rendono queste società competitive e pronte a cogliere al meglio le opportunità che il momento economico offre. In molti si propongono come polo aggregante a caccia di sinergie e il mondo della piccola emedia impresa è in forte fermento, come testimoniato ultimamente anche dal numero e dal successo riscosso dalle Ipo.  Il sistema creditizio, sotto la forte pressione del regolatore europeo, ha dovuto cambiare molti dei suoi parametri. Oggi l’efficienza nell’erogazione del credito impone l’assegnazione di prestiti ai meritevoli, a chi svolge bene il proprio lavoro con logiche economiche e prospettive di medio lungo periodo interessanti, diversamente gli accantonamenti imposti difficilmente verranno liberati e la redditività degli istituti bancari e creditizi ne risentirà inevitabilmente mettendoli fuori mercato. Il terzo è l’attuale governo e la percezione che ne hanno i mercati.

Al momento il governo Draghi rende il Paese credibile di fronte alla comunità Internazionale e lo riposiziona al centro della scena Europea. Vedremo poi se il frutto anche del lavoro concreto della squadra di governo tra riforme e sfruttamento dei fondi Ue saranno di pari valore, ma i primi risultati sono senza dubbio incoraggianti e una crescita del Gdp di oltre 6 punti percentuali, inattesa in questi termini a inizio anno, è lì a testimoniarlo. Infine, ma non da ultimo, il mercato azionario italiano, che è stato sottopesato per anni, presenta ancora multipli interessanti nel contesto globale. Le stime sul prossimo anno, grazie a un ottimo momentum degli utili societari, prevedono un rapporto Prezzo/utili di poco superiore alle 12 volte e un rendimento dei dividendi previsto del 3,8% circa.

A livello internazionale, i prossimi mesi vedranno ancora l’inflazione e i tassi come temi dominanti del mercato, insieme al costo dell’energia, che soprattutto nella stagione fredda risulta essere molto sentito. Le banche centrali continuano a ripetere che l’inflazione a cui stiamo assistendo sia un fenomeno transitorio, dettato da problematiche temporanee dovute a una ripresa dell’economia più rapida del previsto, mentre si apprestano a drenare liquidità dal mercato attraverso operazioni di tapering.

Il Recovery fund, unito a politiche di riforma economica, può portare ottimi frutti da qui ai prossimi anni in aree che a lungo sono rimaste ai margini delle politiche d’investimento di istituzioni finanziarie e grandi fondi. Oltre al tema infrastrutturale, che dovrà fungere da spina dorsale della ripresa, c’è grande fermento soprattutto nel mondo della piccola e media impresa dove realtà molto interessanti stanno emergendo nel mondo dei servizi, della tecnologia dei trasporti e dell’energia. “Nel medio periodo, oltre ai finanziari e ai titoli legati al mondo dell’energia, sia tradizionale che rinnovabile, siamo presenti nel mondo delle costruzioni, che riteniamo molto attraente dal punto di vista valutativo nell’ottica dei trend futuri di spesa infrastrutturale, e in quello della tecnologia, in particolare semiconduttori e titoli legati alla cybersecurity e ai pagamenti digitali”, spiega Nicodemo.

“In particolare, nel mondo delle costruzioni vediamo positivamente* ACS e Hochtief. Esse hanno valutazioni molto attraenti in un settore estremamente sottovalutato a oggi, trattandosi di società che operano su scala globale proprio nel momento in cui la spesa per infrastrutture è pronta a ripartire con vigore, grazie ai vari piani di rilancio economico, in particolare in Europa e negli Usa”, continua Nicodemo (nella foto). “Nel mondo delle energie rinnovabili troviamo attrattive* ERG, Encavis e Neoen: le valutazioni non sono a buon mercato, ma neanche eccessive per quelli che sono settori di riferimento e con buone prospettive di crescita futura, che potrebbero diventare futuri target di consolidamento per oil e utilities. Tra le utilities, EDF, Nexi e Worldline nel settore dei pagamenti digitali. Tra le banche, Banca Intesa, BNP, Mediobanca e Rothschild & CIE. Tra le assicurazioni, Generali e Mapfre. Infine, tra le small e mid-cap in Italia sono interessanti Seri Industrial, Danieli e Tinexta, quest’ultima specializzata in cybersecurity”.

* Le informazioni e le opinioni contenute in questo articolo non costituiscono un’offerta o una sollecitazione all’investimento e non costituiscono una raccomandazione o consiglio, anche di carattere fiscale, o un’offerta, finalizzate all’investimento, e non devono in alcun caso essere interpretate come tali. Prima di ogni investimento, per una descrizione dettagliata delle caratteristiche, dei rischi e degli oneri connessi, si raccomanda di esaminare la documentazione fornita dalle fonti ufficiali e/o dagli organi di controllo che vigilano sulla commercializzazione in Italia, nonché la relazione annuale o semestrale e lo Statuto, disponibili presso i collocatori. Infatti, l’investimento in prodotti finanziari o in partecipazioni societarie è soggetto a fluttuazioni anche di grande entità, con conseguente variazione al rialzo o al ribasso dei prezzi e del valore dell’investimento, ed è possibile che non si riesca a recuperare l’importo originariamente investito.

 

Le “storie per intervista” di P&F e Startup Fixing: Seffiline Srl

P&F racconta le storie di startup italiane che stanno scalando il proprio modello di business. Claudio Brandoli: “Quando ci hanno concesso i primi contributi regionali, abbiamo capito che il nostro progetto era stato riconosciuto come valido da persone qualificate a valutarci”.

Intervista di Carlo Mauri e Alberto Villa

Seffiline è una azienda innovativa che è nata in Italia e si è rapidamente espansa in Europa. La sua mission è di creare kit che diano la possibilità a medici di tutte le specialità, di eseguire la terapia rigenerativa in modo sicuro, semplice ed efficace. I kit sono certificati CE e vengono distribuiti in tutta Europa attraverso una capillare rete distributiva, e sono utilizzati presso ambulatori e centri medici privati, convenzionati ed ospedali”. Questo il profilo aziendale secondo Alessandro Gennai, CEO di Seffiline, startup che opera  nel campo Medicale – in particolare nella Medicina estetica – e che recentemente è stata valutata da Startup Fixing come una delle più promettenti* Pmi innovative del settore.

Secondo la nomenclatura di Damodaran, Seffiline è da annoverare all’interno della categoria “Drugs-Biotecnology”, e la sua attività principale riguarda la ricerca, sviluppo, produzione e commercializzazione di sistemi, strumenti e apparecchiature altamente innovative rivolte alla terapia rigenerativa dei tessuti umani. Inoltre, l’azienda svolge attività di ricerca scientifica e formazione medica, e detiene alcuni diritti di privativa su proprietà intellettuale: brevetto guida registrato in Italia e patent-pending all’estero, marchio figurativo e denominativo registrati in Italia e all’estero, design industriale depositato per la guida. All’atto della redazione dell’ultimo business plan conosciuto, la società dichiarava un valore di pre-money complessivo pari a 2.997.620 euro.

P&F, in collaborazione con Carlo Mauri e Alberto Villa di Startup Fixing, ha intervistato Claudio Brandoli, product manager R&D di Seffiline.

Claudio, è possibile raccontare qualche aneddoto “leggendario” sulla nascita dell’idea e sul confronto immediatamente successivo tra i fondatori?
Se serve qualcosa di “leggendario”, ti dico che io e Alessandro (Alessandro Gennai, CEO di Seffiline, n.d.r.) siamo compagni di banco del liceo, da allora abbiamo percorso decine di migliaia di miglia sulla stessa barca a vela.
Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate, e come sono state superate?
Sicuramente nella produzione delle prime versioni della guida e nel trovare cannule monouso performanti ad un prezzo adeguato.

Quando avete avuto la conferma che la vostra idea imprenditoriale era economicamente promettente? Esiste un momento preciso che potete raccontare?
Il fatto di esserci classificati primi in un bando regionale per startup innovative, con un contributo a fondo perduto di 100.000 euro. Lì abbiamo capito che la concretezza e la validità del progetto era riconosciuta da un team di persone qualificate a valutarci. Questo ci ha consentito di investire nella produzione dello stampo per la guida e far fare un enorme salto di qualità al kit. Un altro momento che ci ha dato sicurezza è stato il congresso SIME (Società Italiana di Medicina Estetica di Roma), dove sono stati presentati  11 lavori che parlavano di Seffiline e dove le sessioni di terapia autologa rigenerativa sono state praticamente monopolizzate dal nostro kit. E ancora, quando durante il pre-campagna di Mamacrowd abbiamo inviato il progetto ai nostri migliori clienti, tutti medici esperti in terapia rigenerativa. Sedici di loro hanno investito dai 5 ai 20mila euro nella nostra startup, persone che hanno ottima conoscenza del mercato in cui lavorano e delle potenzialità dei prodotti Seffiline.

Nel Business Plan di Seffiline, pubblicato in occasione dei vari round di Crowdfunding, è stato indicato come metodo di calcolo del valore Pre-Money il metodo dei Multipli. Come mai lo avete preferito ad altri metodi analitici come il DCF (metodo dei flussi di cassa attualizzati)? 
(Risponde Nicolò Muzzana di Thymos B&C) Abbiamo utilizzato la metodologia del Venture Capital (VC) Method, e non il Discounted Cash Flow (DCF) e nemmeno il Multiple Method, in quanto è ampiamente applicata da parte degli investitori di venture capital e consente di determinare il valore attuale della Società che l’investitore è disposto a riconoscere, in relazione alla potenzialità di valorizzazione della stessa al momento dell’Exit. Davanti a startup come Seffiline si suole utilizzare il VC Method, una metodologia ibrida tra Multiple Method e DCF. Infatti, il Venture Capital è un metodo di valutazione che si basa sull’attualizzazione del valore finale atteso, ottenuto attraverso l’applicazione di un multiplo (EV/Sales o EV/Ebitda) su una variabile (Sales o Ebitda) dell’ultimo anno di piano, momento in cui si prevede possa realizzarsi il disinvestimento (exit). DCF e Multiple Method vengono utilizzati per aziende mature e con uno storico, e sarebbero altamente “penalizzanti” per startup dal  valore decisamente inespresso nei primi loro anni di vita.

In relazione allo sviluppo delle previsioni economico- finanziarie, qual è il vostro scenario “worst case”?
(Risponde Nicolò Muzzana di Thymos B&C) Non abbiamo ipotizzato un worst case, ma alla luce delle sorprendenti risposte del mercato della medicina estetica e delle relative e puntuali analisi portate avanti riteniamo che il piano sia realistico, e addirittura conservativo, e pertanto siamo confidenti in una sua realizzazione. Ovviamente Pandemia Covid-19 permettendo.

La exit strategy di solito propone due possibili scenari:  a) M&A con un competitor, b) una possibile IPO. Quale dei due scenari ritenete che allo stato possa essere il più probabile?
(Risponde Nicolò Muzzana di Thymos B&C) Riteniamo entrambe le alternative percorribili. La prima in quanto il mercato Medtech sta vivendo un momento di forte aggregazione.  Le multinazionali stanno facendo un vero e proprio “shopping” di società target. Relativamente alla seconda alternativa, la quotazione può avvenire attraverso il mercato Euronext Growth Milano (ex AIM), e se il piano viene rispettato è ipotizzabile una quotazione nel giro di 2/3 anni. Tra l’altro, il settore di Seffiline è altamente appetibile e “sexy” per il mercato dei capitali. Altra soluzione è una quotazione in tempi più brevi, in quanto da luglio 2020 è nato anche il segmento professionale dedicato alle start up e scale-up (ex AIM Pro). A riprova di ciò, Thymos Business & Consulting (Advisor di Seffiline) ha seguito la quotazione di Premia Finance, avvenuta ad aprile 2021, una delle prime quotazione sul segmento professionale.

Gli investitori non professionali (persone fisiche) hanno beneficiato della detrazione “ordinaria” del 30% oppure sieste riusciti a farli beneficiare di quella “potenziata” (50%)?
No, gli investitori non professionali non hanno usufruito del 50%.

Saranno possibili nuovi  round nel futuro imminente?
Al momento non abbiamo in programma nuovi round. L’unica ragione che ci potrebbe spingere a un nuovo round potrebbe essere legata alla penetrazione del mercato USA.

*DISCLAIMER
Il presente documento è rivolto a investitori professionali (ai sensi della Direttiva Mifid II) che investono per proprio conto e a soggetti professionali che investono per conto dei propri clienti. Il valore dell’investimento e/o dei redditi periodici derivanti è soggetto a fluttuazioni anche di grandissima entità, con conseguente variazione al rialzo o al ribasso, ed è possibile che non si riesca a recuperare l’importo originariamente investito. Le informazioni contenute nel presente documento non devono essere considerate offerte o raccomandazioni di acquisto o vendita né sollecitazione di offerte di acquisto o di vendita di titoli e/o di partecipazioni societarie, né attività di consulenza di investimento. Prima di ogni investimento, si raccomanda di esaminare la documentazione fornita dalle fonti ufficiali e/o dagli organi di controllo che vigilano sulla commercializzazione in Italia, nonché la relazione annuale o semestrale e lo Statuto dell’azienda emittente, disponibili presso i collocatori e le piattaforme di investimento.
ProjectBi Srl, proprietaria del marchio e del software Startup Fixing, e l’editore di Patrimoni & Finanza non si assumono alcuna responsabilità relativamente all’accuratezza e alla completezza delle informazioni economiche e patrimoniali fornite dai responsabili della Società esaminate, essendo loro responsabilità fornire dati veritieri al pubblico indistinto e al mercato.
ProjectBi Srl, proprietaria del marchio e del software Startup Fixing, e l’editore di Patrimoni & Finanza non si assumono alcuna responsabilità in merito ad eventi, circostanze, condizioni di mercato che si verifichino successivamente alla data di redazione dello stesso o in seguito alla disponibilità di informazioni ad oggi non conosciute e che potrebbero portare involontariamente ad errate interpretazioni.

“Sapevate che…?” Pillole formative e curiosità su donazioni, successioni e polizze assicurative

Eredità contese, polizze unit linked, donazioni di denaro ai figli, diritto di abitazione ed altri aspetti di tutela del patrimonio in piccole “pillole” di informazione. Per consulenti finanziari e investitori evoluti….ma non troppo.

La tutela degli interessi patrimoniali è un settore molto vasto, in relazione al quale rimanere indietro o poco aggiornati può fare la differenza, soprattutto per i detentori di patrimoni di una certa entità. Di seguito alcune “pillole” informative su alcuni argomenti di grande attualità. Alcuni conosciuti, altri un pò meno; in ogni caso, tutti utili per verificare il proprio livello di conoscenza o per ricevere spunti di approfondimento.   

Successione

Le cause successorie durano mediamente 9 anni
Le eredità contese rappresentano un evento piuttosto frequente nelle famiglie dei patrimonials[1], e non di rado finiscono in tribunale, dove rimangono per molto tempo alla mercè dei lunghi tempi della Giustizia. La durata di una causa civile per eredità contesa dipende da molti fattori specifici, relativi alle singole pretese degli eredi, a cui si aggiungono motivazioni che nulla hanno a che vedere con la vicenda ereditaria, come le sostituzioni dei magistrati, gli scioperi dei tribunali, il c.d. “carico di ruolo”, ossia il cronico arretrato che porta il giudice a lunghi rinvii – anche superiori ad un anno – unicamente per via dell’eccessivo numero di procedimenti da esitare. Per questi motivi, potrebbero volerci anche dieci anni per arrivare ad una sentenza finalmente esecutiva. Infatti, i provvedimenti possono essere impugnati davanti la Corte d’Appello e, successivamente, innanzi la Cassazione, bloccando così il normale ciclo di vita del patrimonio mobiliare e immobiliare.

Le polizze unit linked a causale mista (Ramo I e ramo III) sono impignorabili anche se la componente finanziaria è prevalente.
Dopo alcune sentenze contraddittorie e di non semplice interpretazione, la Corte di Giustizia Europea (sentenza n. C-542/16, del 31 maggio 2018) ha fatto chiarezza sul tema della impignorabilità delle polizze unit linked, precisando che qualunque contratto di assicurazione sulla vita che, in cambio del pagamento di un premio da parte del contraente, preveda una prestazione da parte dell’assicuratore in caso di decesso dell’assicurato o del verificarsi di un altro evento dedotto in contratto. La sentenza della Cassazione n. 6319/2019, inoltre, ha decretato che le polizze unit linked sono caratterizzate da una componente causale mista, finanziaria e assicurativa, e che non rileva che la componente finanziaria sia prevalente, poiché se esiste una congrua copertura assicurativa calcolata secondo il rischio demografico, il contratto Unit Linked è a tutti gli effetti una assicurazione sulla vita, e pertanto coperto dalle garanzie di impignorabilità e insequestrabilità di cui all’art. 1923 del Codice Civile.
Rimane ferma, comunque, la possibilità di “smontare” una polizza unit linked in caso di illecito penale commesso dal contraente, anche in presenza di interessi meritevoli di tutela.

Sottoscrivere oggi una polizza unit linked assicura che, in casi di futura tassazione delle polizze, quella sottoscritta prima dell’entrata in vigore di nuove imposizioni  ne sarà esente, perché la nuova norma non potrà avere effetto retroattivo.
Secondo la Commissione tributaria regionale Lombardia (sentenze n. 1864/2021 e 1865/2021), le polizze unit linked, hanno natura previdenziale anche se la componente finanziaria dovesse essere prevalente e se la compagnia emittente è di diritto estero. Di conseguenza, esse non scontano le imposte sostitutive né devono essere inserite nel quadro RW, dal momento che non generano redditi di natura finanziaria. La vicenda da cui è scaturita questa decisione derivava da presunti redditi di capitale dell’anno 2012 calcolati sulle rendite da disponibilità finanziaria accertate e detenute in Lussemburgo (le quali, se non fossero di natura assicurativo-previdenziale, sarebbero assoggettabili ad Irpef). In particolare, L’Agenzia delle Entrate riteneva che tali attività finanziarie fossero solo formalmente di natura assicurativa e si dovessero esporre obbligatoriamente in dichiarazione nel quadro RW e esposte a tassazione in Italia.
Nonostante questo tentativo di imporre una tassazione su strumenti assicurativi sia andato a vuoto, sono anni ormai che si discute della possibilità di sottoporre a tassazione ordinaria anche le polizze vita, ma qualunque nuova normativa non avrebbe effetto retroattivo. Pertanto, se si sta valutando il ricorso a questo strumento di tutela del patrimonio personale e familiare, sarebbe meglio farlo adesso.   

Per garantire l’applicazione della corretta aliquota sulle donazioni di denaro genitori-figli è necessario che tale donazione avvenga per atto pubblico. Diversamente l’Agenzia delle Entrate applicherà l’aliquota massima vigente tempo per tempo (oggi 8%).
Con la circolare 30/E dell’11 agosto 2015, l’Agenzia delle Entrate ha affrontato il tema della tassazione delle donazioni “indirette”, facendo emergere importanti considerazioni. Infatti, la circolare afferma che la donazione indiretta dai genitori ai figli dovrebbe essere tassata con l’aliquota massima dell’8% qualora dovesse emergere da un accertamento, e  con l’aliquota del 4% (e con le relative franchigie fino a 1,5 milioni) se invece si tratta di una donazione indiretta regolarmente registrata. Inoltre, per dimostrare che la donazione di denaro ad un figlio, avvenuta senza atto pubblico, sia una liberalità indiretta, i soldi devono essere stati impiegati per l’acquisto di beni o servizi. Diversamente, in sede di successione, i fratelli che non hanno ricevuto uguale trattamento potrebbero pretendere la loro quota per lesione di legittima (azione di riduzione).
Se il denaro donato al figlio serve per acquistare casa, all’atto del rogito il notaio chiederà l’origine dei fondi, e tale origine verrà specificata nell’atto, configurandosi così la liberalità indiretta. Invece, se in una compravendita immobiliare a favore del figlio il denaro viene trasferito con assegno circolare emesso dal genitore direttamente a favore del venditore (e non con bonifico al figlio che formalmente acquista la casa), non ci sarà né donazione liberalità indiretta, per cui non si “brucia” franchigia donativa e, in caso di successiva vendita dell’immobile, non esiste per il futuro compratore il rischio di una revocatoria ventennale come nelle normali donazioni.

Gli eredi possono chiedere alla banca le copie degli e/c bancari del de cuius anche oltre 10 anni indietro
La richiesta degli estratti conto bancari da parte degli eredi è un passaggio piuttosto frequente negli eventi successori, e viene effettuata di solito per ricostruire l’asse ereditario del defunto e procedere così alla sua stima. Inoltre, tale richiesta può servire, tra le altre cose, a verificare se sono stati effettuati dei prelievi non autorizzati dal conto corrente del de cuius, oppure se quest’ultimo ha fatto delle donazioni di denaro in favore di terzi, impoverendo così l’asse ereditario. La banca è obbligata a fornire tutta la documentazione relativa agli ultimi dieci anni, riguardante non solo i movimenti di conto corrente, ma anche eventuali mutui, cassette di sicurezza, depositi titoli, piani di accumulo in fondi comuni, gestioni patrimoniali, libretti di risparmio e polizze, nonché la movimentazione avvenuta su questi strumenti. Relativamente alle richieste di informazioni che vanno oltre ai dieci anni addietro, teoricamente la banca può negare il rilascio degli estratti conto, poiché  sarebbe intervenuta la prescrizione del diritto degli eredi ad ottenerle, ma di fatto è raro che ciò accada, e le banche si attengono a quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, che nel 2017 ha obbligato gli istituti di credito ad ottemperare anche a questo tipo di richieste.

Il Diritto di Abitazione è impignorabile dal creditore, ma è soggetto ad eventuale azione revocatoria 
Il Diritto di Abitazione è un diritto reale di godimento grazie al quale il titolare riceve – o si riserva – il diritto di abitare una casa e soddisfarei i propri bisogni abitativi. Ha poco a che vedere con l’usufrutto, e a differenza di questo il diritto di abitazione non può essere pignorato né , per esempio, ipotecato. La sua trascrizione nei registri immobiliari, se avvenuta prima di un eventuale pignoramento, è opponibile al creditore pignorante, che potrà anche vendere la casa all’asta, ma l’immobile continuerà ad essere gravato dal diritto di abitazione. Tuttavia, il diritto di abitazione può essere impugnato da parte del creditore, il quale potrà proporre azione revocatoria entro 5 anni dalla stipula dell’atto di concessione del diritto di abitazione, ottenendone la revoca qualora riesca a dimostrare che la costituzione del diritto di abitazione sia stata messa in piedi allo scopo di sottrarre l’immobile ai tentativi di recupero del credito.

[1] Individui nati tra il 1955 ed il 1965, con un patrimonio minimo pari a 750.000 euro, tra denaro disponibile e immobili. Si tratta, per lo più, dei genitori dei c.d. millennials, e rientrano nella più ampia categoria dei babyboomers.

Bancari verso la Consulenza Finanziaria, serve un “preparatore atletico” prima dell’onboarding

La professione di consulente finanziario è oggi ambita anche dal personale bancario stressato dalle politiche di budget. Tuttavia, i “cugini” provenienti dalle banche non ne conoscono gli aspetti più delicati. P&F intervista Marina Magni di Onboarding.

Da quando è esplosa la pandemia, i consulenti finanziari hanno mostrato di saper supportare con la loro presenza tutte le famiglie clienti, anche nei momenti peggiori del ciclo di borsa. Contestualmente, il sistema bancario tradizionale ha mostrato grande fragilità, manifestando in modo evidente il divario di professionalità rispetto alla consulenza finanziaria. In più, molti istituti di credito hanno accelerato il processo di razionalizzazione del modello di business, aumentando la chiusura o l’accorpamento delle filiali, favorendo la fuoriuscita di personale esperto ma in età pre-pensionabile e aumentando lo “stress da produttività” del personale più giovane, sottoposto a pressanti politiche di budget.

Di conseguenza, la professione di consulente finanziario è diventata un’attività ambita anche dal personale bancario, oltre che dai neolaureati e dai professionisti di altri settori, esperti in gestione della relazione con la clientela privata, a cui la crisi economica ha ridotto fortemente i margini. Tuttavia, ad oggi questa professione non è ancora perfettamente conosciuta, e non è semplice trovare fonti attendibili sugli aspetti più delicati che potrebbero interessare i potenziali candidati. Il mondo della consulenza finanziaria, infatti, è un “sistema chiuso”, con elevate barriere all’entrata, che oggi si va lentamente aprendo per consentire il ricambio generazionale ai circa 33.000 consulenti attivi. E’ proprio in questo scenario che nasce Onboarding, un servizio di supporto e consulenza dedicato a coloro che, prima di lanciarsi nel ciclo di colloqui di selezione nell’universo delle banche-reti, vogliano cominciarlo in modo consapevole e sapendo a cosa si va incontro.

Infatti, sempre più bancari con esperienza in gestione della clientela vengono contattati dalle reti di consulenza finanziaria, di solito dalle società di head hunting o dai manager della struttura territoriale. Nei colloqui di selezione e ingaggio, per quanto scrupolosi, non è possibile entrare in profondità su tutte le tematiche della professione, per cui non è raro che la decisione di cambiare il proprio status lavorativo avvenga con un bagaglio insufficiente di informazioni. P&F ha intervistato Marina Magni, project manager e vicepresidente di Fabbrica delle Professioni, nonchè ideatrice di Onboarding.

Marina, quando ha pensato la prima volta a “Onboarding”, e cosa l’ha spinta a tuffarsi in questa iniziativa?
Ho un’esperienza di 38 anni come manager di rete, e ho avuto la possibilità di incontrare moltissimi bancari ai quali ho proposto di intraprendere la professione. Negli anni mi sono resa conto che spesso le persone rinunciavano all’opportunità offerta, pur avendo tutti i requisiti per avere successo, perché alcuni aspetti per loro importanti vengono trattati marginalmente in occasione degli incontri di ingaggio. Per questo motivo, una volta andata in pensione e lasciato il mondo della consulenza attiva, mi è venuta l’idea di mettere la mia esperienza a disposizione di chi è attratto dal mondo della consulenza finanziaria, offrendo un percorso di conoscenza sulla professione e di consapevolezza sulle proprie skill rispetto al ruolo. A spingermi è stata la voglia di cavalcare le innovazioni e l’entusiasmo verso la professione. La consulenza finanziaria è un astro nascente nel panorama finanziario, e saranno proprio i giovani e i bancari under 50 a rinnovare una popolazione che ormai ha raggiunto un’età media di 58 anni. E poi mi piace l’idea di diventare tutor.

Consulente finanziario

Cosa è esattamente Onboarding, e in cosa si differenzia rispetto alle classiche attività di selezione e reclutamento del circuito di head hunting?
Onboarding non si occupa di selezione e reclutamento. E’ una società che offre un percorso formativo su tutti temi relativi alla professione di consulente finanziario, svelandone e approfondendone gli aspetti che nei colloqui di ingaggio non trovano sufficiente spazio. Gli argomenti vengono proposti sul nostro sito tramite video realizzati da esperti delle varie materie. Ad ogni persona che inizia il percorso viene assegnato un tutor, che ha il compito di commentare/approfondire le tematiche. E’ anche previsto un momento di coaching per comprendere se le caratteristiche di personalità siano coerenti con il ruolo che si andrà a ricoprire.

Qual è il vostro organigramma?
Il nostro organigramma è molto semplice, poichè siamo una SRLS con un unico amministratore. Personalmente mi occupo dei contenuti del sito e della scelta degli esperti e del primo contatto con chi intraprende il percorso. Ci avvaliamo della collaborazione di partner esperti di consulenza finanziaria per il tutoraggio durante l’iter formativo.

Perché un bancario dovrebbe scegliere di avvalersi della vostra consulenza?
Per un bancario seguire il percorso di Onboarding significa affrontare il cambiamento in sicurezza. Basti pensare a come si svolge il processo di reclutamento nelle reti. Si parla molto dell’Azienda, dei prodotti e servizi, dell’offerta economica, del portafoglio trasferibile e poco, ad esempio, di aspetti previdenziali, fiscali, di indennità meritocratiche, di normative e di tutto ciò che caratterizza la professione indipendentemente dalla mandante. Con noi i bancari riceve un’informazione oggettiva, senza conflitto di interesse e nei tempi che stabilisce lui stesso. Al termine sarà consapevole della propria idoneità, da tutti i punti di vista, a svolgere la professione.

Usando una terminologia calcistica, vi definireste come i “procuratori” di un aspirante consulente finanziario, oppure come dei possibili “preparatori atletici”?
Ci possiamo definire dei preparatori atletici, in quanto non negoziamo gli ingaggi. Proprio per questo ci sono manager di varie realtà che suggeriscono ai bancari con cui sono in contatto il nostro percorso, e devo dire che ciò è molto gradito dagli interessati.

Come è strutturato l’impegno economico richiesto all’aspirante consulente finanziario per avvalersi della consulenza di Onboarding?
Fino alla fine dell’anno, per favorire il lancio di Onboarding, il percorso è gratuito. Dal 2022 costerà 150 euro.

Quali sono i vostri programmi specifici per i neolaureati o per coloro che vogliono cambiare lavoro scegliendo la consulenza finanziaria?
Per chi vuole iniziare l’attività e non ha i requisiti per l’iscrizione all’albo proponiamo un corso per il superamento dell’esame, e in più una serie di seminari individuali a compendio di quanto viene già fatto dalle società mandanti. Collaboriamo, per tutte le attività formative, con Fabbrica Delle Professioni, di cui sono vice presidente e project manager.

Mercato immobiliare, profilo degli acquirenti. Avanzano ancora i single, preferito il trilocale

Secondo l’Ufficio Studi Tecnocasa, si evidenzia a livello nazionale un aumento delle compravendite sia rispetto al 2020 che rispetto al 2019. Diminuisce l’età media, il 28,9% ha meno di 35 anni, e cambiano le preferenze sulla quadratura media.

La crescita è più sostenuta sui segmenti dell’abitazione principale e della casa vacanza, mentre è più contenuta sul versante degli acquisti per investimento. Attualmente in Italia il 77,3% delle compravendite riguarda l’abitazione principale, il 16,3% l’investimento ed il 6,4% la casa vacanza. La percentuale di acquisti per investimento cresce sensibilmente se si considerano solo le grandi città, con una media che si attesta al 23,2% su totale delle compravendite. Tra le città più attive su questo segmento da segnalare Napoli, con il 35,0% di compravendite concluse per investimento, a seguire Palermo con il 31% ed al terzo posto Bologna con il 30,5%”.

PROFILO ACQUIRENTI
La tipologia più scambiata in Italia rimane il trilocale, che compone circa un terzo sul totale degli acquisti (34,0%). Anche nel 2021 al secondo posto si piazzano le soluzioni indipendenti e semi-indipendenti che, come già successo nel 2020, superano quota 22% e confermano il gradimento degli acquirenti grazie alla presenza di spazi esterni e di ampie metrature. Diminuisce l’età media degli acquirenti, nel 2021 ben il 28,9% delle compravendite è stato concluso da persone con un’età inferiore ai 35 anni. Si tratta di una percentuale in costante crescita negli ultimi semestri, spinta anche dai bassi tassi sui mutui presenti sul mercato. Nei prossimi mesi, inoltre, questa tendenza potrebbe ricevere ulteriore slancio grazie alle garanzie statali sui mutui agli under 36.

L’analisi dei flussi in entrata nelle grandi città per l’acquisto dell’abitazione principale non ha segnalato inversioni di tendenza negli ultimi tre anni: la percentuale di acquirenti in arrivo da fuori città si conferma sempre intorno al 15% sul totale delle compravendite concluse in città. L’analisi dei flussi in uscita ha invece evidenziato, tra il 2019 ed il 2021, un aumento della percentuale di coloro che hanno deciso di acquistare l’abitazione principale al di fuori della città di residenza. Nel 2021 ben il 32,0% dei residenti in una grande città ha comprato casa nell’hinterland o in un’altra provincia, mentre nel 2019 la percentuale di residenti che si spostava fuori città era solo del 25,0%. Questi numeri ci confermano come, con l’arrivo della pandemia, sia aumentata la propensione a spostarsi fuori dalle grandi città.

E’ importante osservare anche i comportamenti e le scelte dei single sul mercato immobiliare italiano. La classe dei “single” presa in considerazione in questa analisi è composta da single, divorziati, separati e vedovi. Nel primo semestre del 2021, il 70,0% dei single ha acquistato casa, mentre il 30,0% ha preso casa in affitto. Rispetto allo stesso periodo del 2019 e del 2020 si registra un aumento della percentuale di single che acquistano, si passa infatti dal 67,7% all’attuale 70,0%. La prima parte del 2021 in generale ha evidenziando un aumento del numero di compravendite, sia rispetto al 2020 sia rispetto al 2019, tendenza che si rispecchia anche nei single, dove la componente acquisto sta conquistando ancora più rilevanza rispetto agli affitti. In totale, in Italia nel 2021 il 30,4% delle compravendite è stato concluso da single, percentuale in leggera crescita rispetto al 2019 ed al 2020 quando non si superava il 29,5%. Prendendo in considerazione solo le grandi città italiane la percentuale di acquirenti single sale al 36,1%, anche in questo caso con numeri in crescita rispetto agli stessi semestri degli anni precedenti.

Ma quali sono le motivazioni che spingono i single all’acquisto? Nell’82,4% dei casi la compravendita riguarda l’abitazione principale, il 14,3% dei single acquista per investimento mentre il 3,3% compra la casa vacanza. Rispetto al primo semestre del 2019 si evidenzia un calo della percentuale della componente per investimento, con l’arrivo della pandemia infatti sono cresciute le compravendite di abitazioni principali e di case vacanza, che aumentano quindi le proprie quote rispetto alla prima parte del 2019. La maggioranza degli acquirenti single ha un’età inferiore ai 35 anni (37,0%), con percentuali in graduale diminuzione all’aumentare dell’età. In generale le compravendite da parte di under 35 sono in aumento grazie ai bassi tassi sui mutui e potrebbero crescere ulteriormente con l’introduzione delle garanzie statali sui mutui agli under 36. 

Le tipologie più scambiate dai single nel 2021 sono il trilocale, con il 37,7% delle scelte, seguito dai bilocali che arrivano al 32,5%, mentre al terzo posto si trovano le soluzioni indipendenti e semi-indipendenti, che in questo 2021 hanno evidenziato una ulteriore crescita delle preferenze e che si attestano all’11,9%. In generale quest’ultimo segmento abitativo con l’arrivo della pandemia ha visto crescere il numero di compravendite ed anche i single stanno apprezzando maggiormente soluzioni ampie e dotate di spazi esterni. L’analisi si conclude con i numeri che riguardano il ricorso al credito: nel 47,4% dei casi i single acquistano con l’ausilio di un mutuo, percentuale in crescita rispetto al 2019 ed al 2020.

Startup Fixing, un rating la settimana: Seffiline Srl

Una startup generalmente non ha una storia di mercato, per cui la decisione di investire richiede molta cautela in più rispetto ad un “normale” investimento azionario. Ecco la scheda di valutazione, con relativo rating, su Seffiline,  redatta da Startup Fixing.

In occasione dell’investimento in una startup, gli investitori sono chiamati a valutare, in un’ottica fortemente speculativa, una idea nata dalla mente di altri soggetti, e ad investire su di essa, diventando così soci (Equity Crowdfunding) oppure prestando del denaro ai soci promotori – ad un tasso di interesse generalmente conveniente rispetto a quello offerto nei mercati regolamentati dalle aziende c.d. emergenti – ed essere così dei finanziatori (Lending Crowdfunding). Entrambe le possibilità determinano necessariamente una informazione finanziaria puntuale e prudente, che i fondatori della startup devono fornire agli investitori. Soprattutto agli investitori retail, cui va riservata la più ampia tutela allorquando si avvicinano alle piattaforme di Crowdfunding e si imbattono nella tipica enfasi che nella documentazione viene attribuita alla rapida crescita prospettica del valore dell’azienda.

Startup Fixing” è un metodo di valutazione delle aziende in fase di startup che può essere applicato in ogni contesto di mercato, nazionale ed estero, grazie alle sue caratteristiche di semplicità e “universalità”, e consente di scartare automaticamente qualunque progetto i cui dati ufficiali dichiarati dai fondatori-promotori determinino una risposta negativa alle seguenti due domande:
1) il rendimento netto atteso è superiore al benchmark di riferimento?
2) il costo per l’ingresso nel capitale della startup sconta adeguatamente il rischio specifico per questo tipo di investimento, tenendo conto che si tratta di un rischio superiore a quello previsto per le aziende già presenti nel mercato azionario di riferimento?
Solo con due risposte entrambe affermative Startup Fixing consente di analizzare positivamente l’ipotesi di un investimento, da valutare tenendo conto dei limiti e delle cautele che ogni investitore-risparmiatore deve osservare nella composizione del proprio portafoglio complessivo, in funzione della esperienza e competenza acquisita in materia di investimenti e in base al proprio livello sopportazione del rischio.

SEFFILINE Srl

Nota metodologica – Il modello di valutazione Startup Fixing esprime la probabilità che un ipotetico investitore possa realizzare se si verificano tutte le previsioni del business plan redatto a cura della società, e attribuisce un punteggio positivo o negativo alla stima del livello di rischio che i soci fondatori implicitamente attribuiscono al proprio progetto rispetto al livello di rischio del comparto azionario di riferimento: ad un maggiore rischio specifico attribuito rispetto al rischio riscontrabile nei titoli di aziende già quotate in borsa nel medesimo comparto, corrisponde una valutazione più attendibile verso le informazioni contenute nel business plan, poiché l’osservazione di questo principio di prudenza determina una sensibile “correzione” al ribasso del valore di Pre-money, e quindi una riduzione del costo, proporzionale al maggior rischio assunto, che gli investitori dovranno sostenere per acquisire una partecipazione societaria alla startup.

Il livello di rischio scontato nella determinazione del valore Pre-Money viene analizzato attraverso l’adozione del metodo di attualizzazione dei flussi di cassa (DCF), assumendo come parametri noti il valore Pre-money stesso e quello dei flussi di cassa indicati nel piano industriale. Se il valore ricavato attraverso il DCF è sufficientemente maggiore rispetto al tasso espressione del rischio di mercato del settore di riferimento (grandezza conosciuta), il modello rileva un ulteriore elemento di attendibilità del business plan, che in tal modo dimostra di aver implicitamente tenuto conto dell’elevato rischio specifico che caratterizza le fasi di startup.

Il rendimento ipotizzato da Startup Fixing viene espresso al netto degli effetti fiscali, ed è determinato sulla base sia delle performance aziendali dichiarate nei documenti ufficiali che dell’orizzonte temporale considerato per l’exit strategy dall’investimento. Il giudizio complessivo viene espresso attraverso un rating sintetico, individuato da una scala di valori (“stellette”) da 1 a 2 assegnate ad alcuni parametri qualitativi, con un massimo complessivo pari a 5.

Analisi dell’azienda – la  società  Seffiline Srl opera  nel campo Medicale (in particolare nella Medicina estetica) e secondo la nomenclatura di Damodaran è inseribile all’interno della categoria “Drugs-Biotecnology”. L’attività principale svolta dall’azienda riguarda la ricerca, sviluppo, produzione e commercializzazione di sistemi, strumenti e apparecchiature altamente innovative rivolte alla terapia rigenerativa dei tessuti umani. Svolge inoltre attività di ricerca scientifica e formazione medica, e detiene alcuni diritti di privativa su proprietà intellettuale: brevetto guida registrato in Italia e patent-pending all’estero, marchio figurativo e denominativo registrati in Italia e all’estero, depositato design industriale per la guida. All’atto della redazione dell’ultimo business plan conosciuto, la società dichiarava un valore di pre-money complessivo pari a 2.997.620 euro.

Giudizio – Relativamente a Seffiline Srl, il rapporto tra il rischio specifico e il rischio generale del settore è pari a 1,23, superiore pertanto al valore di benchmark previsto per aziende che si trovano in fase First stage. Anche il rendimento teorico, ricavato in base ai dati dichiarati, è superiore alle aspettative, e si attesta al 491,9%. L’azienda ha una exit strategy ben definita; tuttavia, la presenza di finanziamenti presso terzi penalizza lievemente il rating complessivo, suggerendo all’investitore maggiore cautela. Si riscontra da parte dell’azienda un’adeguata attribuzione di rischio specifico, che supera ampiamente il rischio sistemico presente nel comparto azionario. Pertanto, il valore di Pre-money sconta una sufficiente correzione dei valori, grazie alla quale l’investitore potrebbe valutare positivamente l’ingresso nel capitale dell’azienda.

Sulla base dei dati in possesso, il metodo Startup Fixing consente di attribuire a Seffiline Srl un rating sintetico pari a 5 stelle, poichè:
1) in relazione anche al suo stadio di sviluppo, l’azienda ha sufficientemente considerato nel calcolo del Pre-money un adeguato livello di rischio specifico (due stelle);
2) un ipotetico investitore, se l’azienda raggiungerà i suoi obbiettivi, potrà beneficiare di una exit strategy già al quarto anno mediante cessione dell’intera azienda ad un acquirente professionale con elevata propensione ad accettare elevati rischi (una stella);
3) l’investitore dovrebbe beneficiare di un rendimento di gran lunga superiore al minimo benchmark di riferimento (una stella);
4) esistono brevetti che tutelano la proprietà intellettuale (una stella).

SEFFILINE Srl – VALUTAZIONE SINTETICA DELL’AZIENDA
– Rating Sintetico: 5 stelle
– Ratio del Rischio: 1,23
– Valore Teorico Investimento: 10.000,00 euro
– Rendimento Netto Teorico atteso: 39.185,00 euro (49.185,00 euro exit capital)
– Rendimento teorico espresso in percentuale: 491,9%

DISCLAIMER
Il presente documento è rivolto a investitori professionali (ai sensi della Direttiva Mifid II) che investono per proprio conto e a soggetti professionali che investono per conto dei propri clienti. Il valore dell’investimento e/o dei redditi periodici derivanti è soggetto a fluttuazioni anche di grandissima entità, con conseguente variazione al rialzo o al ribasso, ed è possibile che non si riesca a recuperare l’importo originariamente investito. Le informazioni contenute nel presente documento non devono essere considerate offerte o raccomandazioni di acquisto o vendita né sollecitazione di offerte di acquisto o di vendita di titoli e/o di partecipazioni societarie, né attività di consulenza di investimento. Prima di ogni investimento, si raccomanda di esaminare la documentazione fornita dalle fonti ufficiali e/o dagli organi di controllo che vigilano sulla commercializzazione in Italia, nonché la relazione annuale o semestrale e lo Statuto dell’azienda emittente, disponibili presso i collocatori e le piattaforme di investimento.
ProjectBi Srl, proprietaria del marchio e del software Startup Fixing, e l’editore di Patrimoni & Finanza non si assumono alcuna responsabilità relativamente all’accuratezza e alla completezza delle informazioni economiche e patrimoniali fornite dai responsabili della Società esaminate, essendo loro responsabilità fornire dati veritieri al pubblico indistinto e al mercato.
ProjectBi Srl, proprietaria del marchio e del software Startup Fixing, e l’editore di Patrimoni & Finanza non si assumono alcuna responsabilità in merito ad eventi, circostanze, condizioni di mercato che si verifichino successivamente alla data di redazione dello stesso o in seguito alla disponibilità di informazioni ad oggi non conosciute e che potrebbero portare involontariamente ad errate interpretazioni.