Secondo Alberto Conca di Zest, l’attuale lenta ricostituzione delle scorte è sicuramente un elemento positivo per la crescita economica. Nonostante le banche centrali si dichiarino pronte a ridurre il sostegno alle economie, le politiche monetarie sono ancora espansive.
“Storicamente, la ricostituzione delle scorte di magazzino è un volano positivo per la crescita economica fino a un anno dopo il termine della fase recessiva. Durante la fase di ripresa post-pandemica, le aziende sono state costrette a ridurre le scorte portandole al di sotto dei livelli desiderati a causa dei problemi di approvvigionamento. L’attuale lenta ricostituzione delle scorte è sicuramente un elemento di crescita economica nel 2022 e quindi, a eccezione di eventuali sorprese negative, la crescita generale rimarrà sostenuta ben oltre il prossimo anno e di ciò i mercati ne sono consapevoli”. È la view di Alberto Conca, gestore Zest.
L’aumento dell’inflazione di cui siamo testimoni negli ultimi mesi ha certamente aiutato le banche centrali nel ridurre marginalmente la crescita degli aggregati monetari. L’inflazione ha finalmente iniziato a salire verso il tanto desiderato target del 2%, al momento superato abbondantemente. Intanto i tassi di interesse, rimanendo vicini a zero o anche negativi, hanno permesso alle autorità monetarie di contenere l’onere sul servizio del debito dei governi. L’effetto combinato di aumentata inflazione e tassi ancora prossimi a zero sta marginalmente drenando liquidità e al contempo la politica monetaria rimane ancora molto accomodante. In un’ottica di lungo periodo, tale politica avrà degli esiti negativi non voluti ma al momento sta aiutando sia l’economia reale che i mercati finanziari. I tassi d’interesse sono aumentati durante l’ultimo anno ma, al contempo, i tassi reali hanno raggiunto nuovi minimi. Nonostante le banche centrali si dichiarino pronte a ridurre il sostegno monetario alle economie, le attuali politiche monetarie sono ancora più espansive di prima.
Gli effetti degli stimoli fiscali e monetari sono stati molto efficaci, particolarmente in un momento in cui vi sono diffusi colli di bottiglia nelle supply chain di molti settori dell’economia. Quello nell’industria dei semiconduttori sta per esempio causando problemi di produzione a molte industrie da esso dipendenti, come le auto. Il 38% delle banche centrali di tutto il mondo hanno aumentato i tassi durante la loro ultima riunione e tutte quelle che lo hanno fatto appartengono a economie emergenti, nessuna a paesi sviluppati. Le ragioni che hanno portato le banche centrali dei paesi emergenti ad aumentare i tassi sono legate all’aumento dell’inflazione e non a un generale “surriscaldamento” dell’economia. La maggior parte di questi paesi sta ancora combattendo la pandemia da coronavirus e il risultato è che queste economie stanno ancora crescendo al di sotto dei loro livelli potenziali.
La correlazione tra il mercato azionario e quello obbligazionario è stata positiva negli ultimi due decenni. Questa è un’indicazione del processo di disinflazione iniziato nel 1998 e della paura da parte degli investitori del verificarsi di un possibile scenario deflazionistico. L’aumento dei tassi è stato interpretato come sintomo di un’economia in via di guarigione e una chiara testimonianza che le autorità monetarie sarebbero riuscite a tenere sotto controllo la condizione deflazionaria spingendo l’inflazione verso l’obiettivo del 2%. Nel caso in cui la correlazione dovesse diventare negativa, cosa possibile nei prossimi trimestri, potrebbe essere un primo sintomo del fatto che gli investitori
abbiano dubbi sull’effettiva capacità delle banche centrali di tenere sotto controllo l’inflazione e che il processo disinflattivo iniziato a fine anni ’90 si è esaurito. Il fatto che il decennale americano non sia salito quanto l’inflazione è un’indicazione che gli investitori si aspettano una riduzione della crescita dei prezzi al consumo nel 2022, confermando de facto la visione delle autorità monetarie. Questa situazione continuerà a essere positiva per gli asset rischiosi.
“Le problematiche inerenti alle supply chain sono state preponderanti per la crescita dell’inflazione nel 2021, ma affinché i prezzi continuino a salire, tale contingenza dovrebbe estendersi almeno per tutto il 2022”, conclude Conca. “Sebbene il processo sia lento, le scorte di magazzino hanno ripreso a crescere e questo avrà un impulso positivo per la crescita economica nel 2022”.




situazione sanitaria
Il risultato è che l’area dell’euro ha ora recuperato terreno. In termini reali, il
Questa rapida ripresa dell’economia dell’area dell’euro ha potenzialmente importanti implicazioni per il ruolo della politica fiscale. Negli Stati Uniti il sostegno di bilancio è stato straordinario, con il disavanzo che ha raggiunto quasi il 16% del 
Un’altra sfida è che, quest’anno, l’economia dell’UE sta ancora ricevendo sostegno da politiche fiscali e monetarie espansive. A livello nazionale i disavanzi inizieranno presto a ridursi, tuttavia il consolidamento della spesa nazionale sarà compensato dai fondi del programma
Prendendo una prospettiva più a medio termine, la pandemia ha accelerato l’automazione e alterato i modelli di consumo, presentando la sfida di un cambiamento strutturale più profondo. Questa è la sfida chiave per l’UE. Nel frattempo, gli Stati Uniti dovranno affrontare maggiori esigenze di consolidamento fiscale rispetto all’Europa, ma potrebbero avere un vantaggio nell’adattarsi più rapidamente a una 
La stagflazione indica una fase di
presentano nette differenze rispetto a quel periodo. La risposta politica senza precedenti ha scongiurato una depressione globale, favorendo una
Benché le
Finora vi sono pochi segnali indicanti che le attuali
“Malgrado le basse probabilità di un ritorno della 
Gli interventi a sostegno dell’economia durante la pandemia hanno evitato il disastro e reso la recessione del 2020 la più veloce della storia. Ma tutto ha un prezzo. Gli effetti secondari degli stimoli uniti alla de-globalizzazione, alle nuove tecnologie, alla corsa agli investimenti sostenibili ristabiliranno un punto di equilibrio dell’inflazione ben più elevato rispetto a quanto successo dal 1997 al 2019. Dall’altro lato, tuttavia, “l’elettroshock” subito dal ciclo lo renderà più vigoroso spinto da investimenti e consumi.
Le politiche fiscali e monetarie molto creative stanno per presentare il loro conto. Mentre alcune
aspettative inflazionistiche di lungo termine
La
“In questo contesto generale, il nostro scenario base implica una view costruttiva sulle azioni nel medio termine ma allo stesso tempo la necessità di un doloroso periodo di reset delle aspettative in ambito valutario e obbligazionario che non potrà, a sua volta, non sortire effetti sulle azioni. Ancora peggio se il nuovo 
La questione della tassazione della casa e della
In verità, stessa cosa fu chiesta a Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Ungheria e Finlandia, ma è in Italia che il c.d. cuneo fiscale sul salario medio è più elevato, attestandosi al 48,2% contro il 43,4% della media UE. Quest’ultimo dato, poi, si aggiungeva al nostro
Invece, sposando la visione della Commissione europea, si sposta solo il peso del fisco sui patrimoni, ed è proprio questo che unisce in un sorprendente abbraccio classi sociali così diverse tra loro. In ogni caso, la resistenza del centrodestra all’ipotesi di alzare l’imposizione sulle ricchezze di qualsivoglia natura mette al riparo, al momento, da misure del genere. Però si deve riconoscere che, qualora la riforma venisse fatta senza danneggiare i piccolissimi proprietari di immobili – quelli che hanno la sola abitazione in cui vivono, insomma – il
Sul tema generale, il dibattito del Governo si snoda sul riequilibrio del prelievo fra chi ha un immobile dal
Naturalmente, nessuno si aspetti che da una riforma del Catasto possa scaturire l’esenzione da possibili aumenti della tassazione: chiunque verrà colpito, poiché la motivazione di una simile misura è l’aumento del gettito fiscale. E poco importa se, in Italia, la casa è “sacra” anche per i parlamentari e i lobbisti, poiché il percorso sembra essere ineluttabile, ed il gettito previsto ben più ingente di quello derivante dall’aumento delle aliquote di 
Un altro elemento di preoccupazione, per
lungo termine per cercare di sostenere in tutti i modi quella di breve periodo. Appare abbastanza assurdo che, se cerchi una remunerazione del capitale sul mercato dei bond governativi, devi rivolgerti al governo “comunista” della
Questo modo di operare da parte delle
immobiliare del 2007
Il picco raggiunto da alcuni dati macro, la forte riduzione dei tassi di interesse e la martellante attenzione mediatica riservata alla variante Delta sembrano far temere un imminente nuovo rallentamento economico. I fatti però delineano chiaramente, almeno per ora, una prima fase di
Nel frattempo l’

Il gestore fa notare che il
Se l’
Appare dunque piuttosto complicato – prosegue Novelli – sperare di non avere l’
Tra il 2018 e il 2019 la Fed ha iniziato a ridurre il bilancio e ad alzare i tassi d’interesse ma, in pochi mesi, l’economia si è trovata sull’orlo della recessione e la Banca Centrale americana ha dovuto innescare la retromarcia, riacquistando in poche settimane tutti i titoli che aveva venduto e riportando i tassi dal 2,5% allo 0,25% in meno di tre mesi – prosegue il gestore. Se già prima della pandemia l’economia non reggeva l’urto di politiche monetarie “meno espansive” cosa potrebbe succedere oggi pronunciando solamente la parola “
Il motivo per il quale il 
“Come anche segnalato dalle imprese nelle nostre indagini, la crescita verrebbe favorita dalla vivace dinamica degli investimenti; il recupero dei consumi sarebbe più lento, con un graduale rientro dagli elevati tassi di
Riguardo alle 
disastrate, le
Nel breve la situazione può apparentemente normalizzarsi mentre nel lungo non è detto che sia l’







